Il sindacato commenta il Rapporto Caritas 2026 e denuncia una deriva sociale ormai radicata: il 20% dei residenti è a rischio povertà, con fragilità che si intrecciano a lavoro precario, emergenza abitativa e difficoltà di accesso alla sanità. Longaretti: “Chi è povero si ammala di più e ha meno strumenti per curarsi”
PESCARA – In Abruzzo un cittadino su cinque è a rischio povertà. È il dato che emerge dal “Rapporto Caritas 2026 – Indicazioni per le politiche di contrasto alla povertà”, e che la Uil Abruzzo definisce “drammaticamente strutturale”. «La povertà in Italia, e di riflesso nel nostro territorio regionale, non è più un’emergenza passeggera, ma un fenomeno radicato», afferma Massimo Longaretti, della segreteria regionale e responsabile del settore Immigrazione. «I processi di impoverimento si stanno facendo sempre più persistenti, multidimensionali e intrecciati con la precarietà del lavoro, l’emergenza abitativa e le difficoltà di accesso alla salute e ai servizi essenziali».
Secondo il rapporto, il 20% dei residenti abruzzesi vive in condizioni di vulnerabilità economica, una percentuale che avvicina la regione alle criticità storiche del Mezzogiorno. La rete dei centri di ascolto Caritas, passata da 65 nel 2024 a 75 nel 2025, ha intercettato 6.656 persone assistite, in aumento rispetto all’anno precedente. Le famiglie seguite sono 3.807 su un totale di 569.260 nuclei censiti dall’Istat, pari a un’incidenza del 6,69 per mille.
«Un dato che esclude tutta la componente delle povertà invisibili, transitorie o legate a marginalità estreme», osserva Longaretti. «Chi bussa alle porte dei centri di ascolto vive una sovrapposizione di fragilità che si alimentano a vicenda. Le difficoltà economiche colpiscono il 78,1% delle persone assistite, i problemi occupazionali il 44,2%, segno di un lavoro che troppo spesso è povero e non garantisce dignità. La vulnerabilità abitativa tocca il 34,9% degli utenti».
Il sindacato richiama l’attenzione anche sul legame tra indigenza e salute. Nell’area Abruzzo-Molise, il 17,1% degli assistiti manifesta una fragilità sanitaria, contro una media nazionale del 16,1%. «Chi è povero in Abruzzo si ammala di più e ha meno strumenti per curarsi», denuncia Longaretti. «La rinuncia alle cure mediche, causata dalle liste d’attesa interminabili e dall’impossibilità economica di ricorrere alle prestazioni private, sta trasformando il diritto alla salute in un lusso per pochi».
Il rapporto evidenzia inoltre una polarizzazione generazionale: il 52% delle famiglie aiutate è composto da nuclei con figli piccoli, mentre gli over 65 rappresentano il 15,4% degli assistiti, quota che sale al 26,3% tra i cittadini italiani. «Le pensioni minime non bastano più a coprire il costo della vita e i bisogni di cura», sottolinea la Uil Abruzzo. «Soltanto l’8% delle persone accompagnate dalla Caritas risulta preso in carico dai servizi pubblici territoriali. La rete del terzo settore è vitale, ma non può diventare un alibi per lo Stato».
Di fronte a questi dati, la Uil Abruzzo lancia un appello alla Giunta regionale e alle istituzioni locali: «Non siamo di fronte a una crisi passeggera, ma a un impoverimento strutturale che colpisce anche chi lavora. Rivendichiamo politiche attive del lavoro, stop al precariato, rafforzamento della sanità pubblica e un piano sociale regionale straordinario. Dobbiamo sostenere le oltre 3.800 famiglie in povertà estrema e prevenire lo scivolamento del ceto medio».
«Il Rapporto Caritas – conclude Longaretti – non è un insieme di tabelle o percentuali: è il grido d’aiuto di migliaia di famiglie abruzzesi. Non c’è vero sviluppo economico senza coesione sociale. La Uil Abruzzo continuerà a battersi affinché inclusione, dignità del lavoro e diritto alla salute tornino al centro dell’agenda politica regionale».