Sarah e Alisya, disposto l’obbligo di dimora per i tre indagati

26 Giugno 2026
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Sarah Alisya Civitella Alfedena

Dopo gli interrogatori di garanzia il gip ne ha disposto la scarcerazione. Respinta la richiesta di declassare il reato in “sottrazione di minorenni”

L’AQUILA – Si alleggerisce la posizione cautelare della madre, del nonno e del compagno delle due sorelle di 16 e 12 anni, ritrovate domenica scorsa a Formia dopo due settimane di ricerche. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sulmona, pur convalidando i fermi, ha disposto per i tre indagati la misura dell’obbligo di dimora nella provincia di Latina, accogliendo la richiesta della stessa Procura.

I tre indagati, che si trovavano in custodia cautelare, torneranno in libertà dopo gli adempimenti burocratici ma avranno l’obbligo di firmare due volte al giorno presso la caserma dei Carabinieri. Per il giudice la misura è stata ritenuta sufficiente a scongiurare il rischio di reiterazione del reato.

Nonostante la scarcerazione, l’impianto accusatorio rimane severo. Su Valentina D’Acunto, sul padre Marco D’Acunto e sul compagno Vincenzo Esposito pende l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso.

Le due ragazzine erano scomparse lo scorso 7 giugno da una casa famiglia di Civitella Alfedena, dove erano state collocate dalle autorità due anni fa. Le indagini hanno permesso di rintracciarle nell’abitazione di una parente ottantenne a Formia, anch’essa attualmente indagata per concorso nel medesimo reato.

Il procuratore capo di Sulmona, Luciano D’Angelo ha precisato: «Restano da verificare ulteriori circostanze per accertare l’eventuale coinvolgimento di altre persone».

Davanti al magistrato, la madre ha cercato di giustificare il proprio operato spiegando che il suo unico obiettivo era quello di ricongiungersi con le figlie. La difesa ha tentato di riqualificare il reato in “sottrazione di minorenni”, una tesi più lieve che tuttavia il Gip non ha accolto.

Secondo l’avvocato difensore Enrico Mastantuono, il gesto sarebbe scaturito dallo sconforto profondo legato alla recente sentenza di fine maggio che aveva restituito la responsabilità genitoriale esclusivamente al padre delle ragazze, escludendo la madre.

«Hanno commesso una grossa sciocchezza e si sono pentiti. Hanno preso coscienza che questa cosa non andava fatta e che c’erano dei presidi normativi da rispettare», ha commentato il legale a margine dell’udienza.

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