Il capogruppo M5S denuncia la cessazione del lavoro interinale nella Asl Lanciano‑Vasto‑Chieti: «Dal 30 giugno cinquanta lavoratori a casa, altri trenta dal primo luglio con il taglio delle ore al CUP». E accusa la Regione: «Ospedali sotto pressione, personale senza ferie, programmazione fallita»
CHIETI – «Nella Asl Lanciano‑Vasto‑Chieti, 80 lavoratrici e lavoratori perderanno il posto mentre il personale rimasto in servizio non riesce neppure a usufruire del diritto alle ferie». È l’allarme lanciato da Francesco Taglieri, capogruppo del Movimento 5 Stelle, dopo la discussione in Aula della sua interpellanza sulla cessazione del lavoro somministrato nella Asl e sulle ricadute sui servizi essenziali della sanità pubblica.
Secondo Taglieri, entro il 30 giugno cinquanta lavoratori interinali saranno lasciati a casa «per effetto della cessazione degli affidamenti interinali decisa dalla Asl». Dal primo luglio, con il subentro del nuovo operatore per la gestione del CUP, «sono previste circa 800 ore di taglio del servizio, una riduzione che corrisponde ad altre 30 persone che perderanno il lavoro». Complessivamente, afferma, «parliamo di 80 famiglie che improvvisamente si ritroveranno senza reddito, in un territorio già profondamente colpito dalla crisi economica e dalla progressiva riduzione dei servizi sanitari».
L’interpellanza del M5S prende le mosse dalla decisione della Asl di interrompere ogni forma di affidamento interinale entro il 30 giugno 2026, coinvolgendo personale impiegato in settori strategici: assistenza infermieristica, 118, centrale operativa, ufficio legale, contabilità e bilancio, screening mammografico, farmacie ospedaliere, investimenti, manutenzioni e attività tecniche e amministrative.
«Ieri, in Consiglio regionale, l’assessore Nicoletta Verì ha cercato di minimizzare la vicenda sostenendo che le professionalità perse saranno progressivamente rimpiazzate. Ma la realtà racconta altro», sostiene Taglieri. «La realtà è fatta di ospedali sotto pressione, di servizi già in difficoltà e di operatori sanitari costretti a lavorare in condizioni sempre più pesanti».
A questo quadro, aggiunge, si somma un ulteriore elemento: «Nella Asl molti dipendenti del comparto sanitario e amministrativo non riescono nemmeno ad andare in ferie. Mancano le sostituzioni, mancano gli organici e manca una programmazione credibile. Si sta creando una situazione insostenibile nella quale da una parte si licenziano lavoratori e dall’altra il personale rimasto viene lasciato in servizio senza la possibilità di usufruire di un diritto fondamentale».
Taglieri parla di «paradosso che certifica il fallimento della gestione sanitaria regionale». Nel piano operativo imposto dal Ministero alla Regione Abruzzo, osserva, «si sostiene che la media del personale sanitario regionale sarebbe superiore a quella nazionale. E allora le domande sono inevitabili: dove sarebbe questo personale in eccesso di cui parlano i documenti ministeriali, se nella Asl si continua a lavorare in costante emergenza? Esistono strutture sovradimensionate mentre altri territori vengono lasciati senza personale sufficiente? Oppure siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di una programmazione sanitaria distante anni luce dalla realtà quotidiana degli ospedali abruzzesi?».
Il capogruppo lega la situazione al piano di rientro: «Non nasce dal nulla, ma è la conseguenza diretta del disastro finanziario prodotto dalla gestione Marsilio‑Verì. E come sempre accade, a pagare il prezzo di questo fallimento non saranno né la politica né i dirigenti, ma le lavoratrici e i lavoratori che perderanno il posto, il personale sanitario lasciato senza tutele e i cittadini abruzzesi che vedranno ulteriormente ridotti servizi essenziali già messi a dura prova».
Taglieri conclude annunciando che continuerà a seguire la vicenda «dentro e fuori il Consiglio regionale», perché «non si può continuare a scaricare sulle famiglie abruzzesi il costo dell’incapacità politica e amministrativa di questa maggioranza. La sanità pubblica non può essere smantellata pezzo dopo pezzo nel silenzio generale».