Il sindaco accusa la minoranza di alimentare allarmi infondati con esposti a raffica e condanne preventive: «Io resto garantista, rispetto per chi lavora nel Comune»
PESCARA – Duro sfogo contro la minoranza comunale da parte del sindaco Carlo Masci sulle ultime indagini in corso. Masci parla di un clima politico “immutato da anni” e segnato da “attacchi personali, sensazionalismo e una furia che non conosce tregua”.
«Le modalità seguite da alcuni consiglieri di minoranza – afferma – sono improntate alla barbarie giustizialista allo stato puro, all’accusa personale condita da una buona dose di sensazionalismo. Accessi agli atti, esposti, interventi-denuncia in Consiglio con striscioni preparati nottetempo, come se fossimo davanti alle telecamere di uno show televisivo, e una violenza verbale che mette i brividi».
Masci parla di un’opposizione che «si è autoinsignita del titolo di Torquemada dei giorni nostri», accusando alcuni esponenti di non rispettare neppure il lavoro degli inquirenti: «Dopo aver presentato esposti su esposti, non si dà neppure il tempo alla magistratura di fare il proprio lavoro. Chi risulta indagato viene già condannato, come se fosse stato raggiunto l’ultimo grado di giudizio, e le indagini diventano superflue».
Il sindaco denuncia anche l’uso dei social come amplificatore di allarmi infondati: «Nel mondo delle chat ciò che conta sono gli annunci urlati ai quattro venti su presunte “bufere giudiziarie pesantissime”, con striscioni esposti dentro e fuori dal Comune, come se lo scandalo albergasse in piazza Italia. E tutto il resto, persino la verità, diventa superfluo».
Masci rivendica la necessità di attendere gli esiti dei procedimenti: «Da avvocato prima ancora che da sindaco ritengo sia doveroso aspettare che le indagini arrivino a conclusione. La magistratura ha gli anticorpi giusti per non farsi condizionare dai populismi politici e dalla frenesia di chi cerca consenso a ogni costo».
Il primo cittadino respinge l’idea che un’indagine equivalga a una condanna: «Un’indagine, che riguardi un dipendente o un amministratore, non può diventare automaticamente un atto di condanna, e la minoranza dovrebbe saperlo. L’unica conseguenza di questa ricerca parossistica è il danno alle persone coinvolte e all’immagine della città, descritta come un girone infernale».
Masci ribadisce la sua linea: «Sono garantista, e lo sono per tutti e in ogni occasione. Mi affido al lavoro serio e silenzioso di chi è deputato a condurre le indagini e a giudicare. Forse, per qualche innamorato di Robespierre, questo mio atteggiamento può sembrare una colpa, ma io sono fiero di comportarmi così, seguendo la bussola del rispetto verso tutti».
E conclude difendendo la macchina comunale: «Non posso accettare frasi che suonano come condanne preventive nei confronti di dirigenti e dipendenti che fanno un lavoro difficile e ogni volta gettano il cuore oltre l’ostacolo per raggiungere gli obiettivi fissati».