Cronoprogramma annunciato nel corso di un convegno dell’Arecheoclub teatino: Sovrintendenza e Prefettura fissano i tempi per restituire alla città uno dei suoi luoghi più identitari
CHIETI – Per 17 anni nessuno è più salito sulla grande scalinata di San Francesco al Corso., la chiesa, seconda per importanza solo alla vicina cattedrale, chiusa dal terremoto del 2009. Dopo quasi due decenni di silenzio arriva la notizia della riapertura, prevista, come ha annunciato la sovrintendente Chiara Delpino, tra un anno e mezzo. La notizia è stata annunciata nel corso di un convegno in Prefettura organizzato dall’Archeoclub teatino guidato da Giuseppe La Spada nell’ambito dell’iniziativa “Chiese aperte”.
L’incontro è stato aperto dal viceprefetto Valentina Italiani: la chiesa appartiene al Fondo edifici di culto del Ministero dell’Interno e, per questo motivo, la Prefettura ne ha seguito da vicino ogni passaggio del lungo e complicato percorso di ristrutturazione. Negli anni, diversi prefetti hanno provato a rianimare un iter complesso, fino alla svolta impressa dall’ex prefetto Mario Della Cioppa, che istituì un tavolo tecnico con Ministero dei Beni culturali, Sovrintendenza archeologica, Comune e Ufficio speciale per la ricostruzione. Da quel lavoro è nato il progetto oggi in corso, con la direzione affidata alla Sovrintendenza e i lavori consegnati lo scorso agosto alla ditta Almacis. «Auspichiamo ora di arrivare al più presto alla riapertura», ha dichiarato la Italiani.
In Prefettura sono intervenuti anche l’arcivescovo di Chieti Vasto Bruno Forte, il sindaco Diego Ferrara – che ha ricordato i 3 milioni di euro stanziati dal Cipess – e la sovrintendente Delpino. Il funzionario della Sovrintendenza Federico Giannini ha ripercorso la storia dell’edificio, mentre il direttore dei lavori Emanuela Criber e il direttore operativo Antonio Di Carlo hanno illustrato gli interventi di restauro e consolidamento.
San Francesco al Corso, edificata nel 1239 in un’epoca di grande vitalità commerciale per Chieti, è un tassello fondamentale dell’identità cittadina. La facciata conserva un rosone medievale incastonato tra aggiunte seicentesche e settecentesche; l’interno a navata unica custodisce gli stucchi di Giovanni Battista di Gianni e le tele di Spinelli e Graziani; all’esterno, il cupolone – aggiunto in epoca successiva – ne definisce il profilo inconfondibile.
Per anni i Teatini ne hanno chiesto la riapertura. Tanti gli appelli affinché si sbloccasse l’iter, tra cui il Comune, la Curia, l’Ordine francescano secolare, il Comitato cittadino per la salvaguardia e il rilancio di Chieti che nel 2022 ha promosso una petizione con 650 firme, tra cui spiccava quella di monsignor Forte.