Rubate vent’anni fa, tornano a Tossicia le colonne del ‘600 della chiesa di Santa Rufina

17 Aprile 2026
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Recuperate dai Carabinieri TPC dopo essere finite all’asta online: erano state vendute per 6mila euro

TOSSICIA – Erano scomparse da oltre vent’anni e oggi sono tornate al loro posto. Due colonne tortili del XVII secolo, sottratte dalla chiesa di Santa Rufina a Tossicia tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, sono state recuperate dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e riconsegnate questa mattina alla comunità.

Le opere, in legno intagliato e dorato a foglia d’oro, verranno ora ricollocate nell’altare maggiore, da cui erano state asportate in circostanze rimaste a lungo sconosciute. Alla riconsegna hanno preso parte il parroco, le autorità civili e militari e i fedeli.

Il recupero è il risultato di un’attività investigativa partita dal monitoraggio del mercato dell’arte: le colonne erano state individuate dal Nucleo TPC dell’Aquila all’interno del catalogo di una casa d’aste, dove erano state messe in vendita e poi cedute per circa 6.000 euro.

Gli accertamenti, condotti con il supporto della Soprintendenza, hanno permesso di collegare con certezza i manufatti a quelli originariamente presenti nella chiesa abruzzese. Un risultato non scontato, considerando che le opere non erano mai state inserite nella banca dati dei beni culturali rubati, poiché all’epoca non era stata presentata denuncia di furto.

Determinante è stato il sopralluogo effettuato a Tossicia dai Carabinieri TPC insieme ai funzionari della Soprintendenza, che ha consentito di ricostruire la provenienza delle colonne, parte integrante dell’altare maggiore, attribuito all’intagliatore Domenico Toro.

Le indagini, coordinate dalle Procure di Macerata e dell’Aquila, hanno ricostruito anche il contesto del furto: le colonne sarebbero state sottratte tra il 1998 e il 2005, durante il lungo periodo di chiusura della chiesa a seguito del sisma del 1997, approfittando dell’inaccessibilità dell’edificio e dei lavori di consolidamento.

I beni sono stati rintracciati all’interno di una struttura ricettiva in Veneto e sottoposti a sequestro su disposizione della Procura di Macerata. Successivamente, la Procura dell’Aquila ha disposto il dissequestro e la restituzione all’ente religioso.

Sul piano giudiziario, è stata archiviata la posizione dell’acquirente, ritenuto in buona fede e in grado di dimostrare la regolarità dell’acquisto. È stato invece deferito per ricettazione il soggetto che aveva messo in vendita le colonne senza poter dimostrare la lecita provenienza.

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