Il sindacato proclama una mobilitazione di 24 ore contro quella che definisce una gestione “senza visione industriale”, tra inadempienze contrattuali, disservizi, evasione tariffaria record e condizioni di lavoro sempre più gravose. «Serve un cambio di rotta immediato»
PESCARA — L’Orsa Trasporti Autoferro Abruzzo ha proclamato uno sciopero di 24 ore per il 6 febbraio, denunciando una situazione che definisce «gravissima» e chiedendo un intervento urgente della Regione. Al centro della protesta, secondo il sindacato, una gestione aziendale «priva di una reale visione industriale, di adeguate capacità organizzative e del necessario rispetto nei confronti dei lavoratori e dell’utenza», con ripercussioni pesanti tanto sul servizio quanto sulle condizioni del personale.
Una presa di posizione che fotografa un malessere ormai strutturale, e che il sindacato definisce senza mezzi termini «profonda e crescente preoccupazione per la gravissima situazione in cui versa il trasporto pubblico locale abruzzese».
Al centro delle accuse, secondo il segretario regionale Alex Orlandi, ci sono scelte aziendali orientate esclusivamente al contenimento dei costi:
«Le continue inadempienze contrattuali, il ricorso massiccio e sistematico alle subconcessioni e scelte organizzative orientate esclusivamente alla riduzione dei costi stanno producendo effetti devastanti sull’intero sistema del Tpl regionale».
Gli effetti, denuncia Orlandi, ricadono in primo luogo sui dipendenti: «I lavoratori stanno pagando un prezzo altissimo: trasferimenti d’ufficio verso sedi lontane anche centinaia di chilometri, soppressione delle sedi storiche di lavoro, stravolgimento della vita personale e familiare, aumento dei costi economici e un carico fisico e psicologico ormai insostenibile».
Il sindacato punta il dito anche sul peggioramento del servizio:
«Disservizi continui, riduzione dell’affidabilità del servizio e un progressivo peggioramento della qualità del trasporto pubblico», afferma Orsa, sottolineando che «sono i cittadini a subire quotidianamente le conseguenze di questa gestione».
A rendere il quadro ancora più critico è la questione dell’evasione tariffaria:
«Nel Tpl abruzzese raggiunge picchi stimati dell’80-90%, determinando una perdita di diversi milioni di euro di introiti per le casse aziendali», denuncia il sindacato, aggiungendo che «nessuna azione efficace di contrasto è stata messa in campo dagli organi dirigenziali».
Orsa definisce «del tutto inaccettabile» che, in un contesto di sacrifici crescenti per il personale operativo, l’azienda abbia previsto aumenti retributivi e avanzamenti per il comparto dirigenziale:
«Un aggravio dei costi amministrativi senza alcun beneficio né per il servizio né per l’utenza».
Per il sindacato, la mobilitazione del 6 febbraio è una scelta obbligata:
«Lo sciopero rappresenta una risposta inevitabile a una deriva gestionale che sta conducendo il trasporto pubblico locale abruzzese verso un baratro annunciato».
E ancora:«Si tratta di un atto di forte responsabilità e di un chiaro grido d’allarme a difesa di un servizio pubblico essenziale, della dignità dei lavoratori e del diritto dei cittadini a un Tpl efficiente, sicuro e affidabile, una mobilitazione che non si arresterà finché non vi sarà una concreta inversione di rotta da parte della dirigenza».