Patate del Fucino, allarme Coldiretti: “Boom della produzione nel Nord Europa dimezza prezzi”

29 Agosto 2025
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Patate del Fucino pronte per la distribuzione: il comparto locale è penalizzato dall’aumento della produzione e delle importazioni dal Nord Europa

La campagna pataticola 2025 è stata segnata dal crollo dei prezzi a 15-20 centesimi al chilo, meno della metà dello scorso anno. Coldiretti denuncia distorsioni di mercato e concorrenza sleale che mettono in ginocchio i produttori del Fucino

AVEZZANO – È forte la preoccupazione dei pataticoltori del Fucino, dove nelle ultime settimane il prezzo delle patate è crollato a livelli tali da mettere a rischio la sostenibilità economica delle aziende agricole. Oggi agli imprenditori vengono riconosciuti appena 20 centesimi al chilo per il prodotto IGP e 15 per il convenzionale, meno della metà rispetto a un anno fa: valori che non coprono nemmeno i costi di produzione.

Se il cambiamento climatico ha avuto un peso – con precipitazioni irregolari e fenomeni estremi che hanno inciso sulla resa – la causa principale, secondo Coldiretti, va cercata nelle distorsioni di mercato generate dall’arrivo massiccio di tuberi provenienti dal Nord Europa.

“Se ricevessimo notizia che le patate francesi venissero vendute non come prodotto d’oltralpe ma come prodotto italiano del Fucino – afferma il presidente provinciale di Coldiretti L’Aquila, Alfonso Raffaele – non esiteremmo a perseguire chi si macchiasse di questo reato, che di fatto sottrae reddito e ricchezza agli agricoltori e al territorio”.

Secondo i dati preliminari diffusi dal NEPG, l’associazione che riunisce i produttori dell’Europa nord-occidentale, le superfici coltivate in quest’area sono cresciute di circa 50.000 ettari, il doppio di quanto previsto. L’aumento ha determinato un raccolto superiore alle attese e costi di produzione più bassi, con un effetto immediato sul prezzo finale, oggi compreso nella forbice tra 15 e 20 centesimi al chilo.

Una dinamica che, se confermata, rischia di mettere fuori gioco la pataticoltura abruzzese, comparto strategico della piana del Fucino. Coldiretti sottolinea inoltre il rischio che una parte significativa delle patate importate finisca sul mercato italiano spacciata come produzione locale, penalizzando ulteriormente gli agricoltori.

“La situazione è difficile e complessa”, afferma Alfonso Raffaele. “La prima distorsione – continua – è rappresentata dal divario esistente tra l’Italia e l’Europa del Nord, dove si trovano i nostri maggiori competitor. Di fatto la maggiore produzione del Nord Europa, con particolare riferimento alla Francia, abbatte notevolmente il costo del prodotto rispetto a quello sostenuto nel nostro Paese. Riteniamo che risposte di questo tipo, per quanto esplicative – conclude – non siano sufficienti”.

Nella sola piana del Fucino si producono in media oltre 2,2 milioni di quintali di patate su circa 3.500 ettari coltivati, grazie a circa 1.500 aziende meccanizzate. Un patrimonio che oggi rischia di vedere seriamente compromessa la propria tenuta economica.

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