L’avvocato Luca Bauccio replica alle accuse sulla gestione del caso dei tre bambini: «Nessuna inattività dopo l’ordinanza del Tribunale. Si confonde la data del provvedimento con quella della notifica»
PESCARA – «L’assistente sociale non è stata sostituita, ma affiancata». Lo chiarisce l’avvocato Luca Bauccio, legale di Veruska D’Angelo, intervenendo nuovamente sul caso della famiglia che vive nel bosco a Palmoli e sulle polemiche relative al percorso indicato dal Tribunale per i minorenni per il ricongiungimento dei tre figli con i genitori.
Secondo Bauccio, sarebbero infondate le affermazioni secondo cui la sua assistita sarebbe rimasta inattiva dopo l’ordinanza del Tribunale. Il legale contesta in particolare le dichiarazioni dell’avvocato e politico Simone Pillon, sostenendo che sia stata confusa la data dell’ordinanza, emessa il 31 luglio, con quella della sua notifica, avvenuta il 31 agosto.
«Al 5 settembre, pochi giorni dopo la notifica, non si può parlare di inadempienza – afferma Bauccio –. È una polemica strumentale, propaganda contro le istituzioni. La mia assistita è vittima di una persecuzione ad personam».
L’avvocato riferisce inoltre che l’ufficio al quale fa capo l’assistente sociale si sarebbe già attivato per dare seguito alle disposizioni del Tribunale per i minorenni.
Bauccio respinge anche altre accuse rivolte a D’Angelo, definite «fandonie». Tra queste, quella contenuta in un esposto secondo la quale l’assistente sociale avrebbe inventato la vicenda di un presunto avvelenamento. «Abbiamo provato con documenti scritti che quell’informazione le era arrivata dal sindaco di Palmoli», sottolinea il legale.
Nella sua ricostruzione, l’avvocato denuncia una strumentalizzazione politica e mediatica del caso. «A nessuno tra quelli che hanno montato questa speculazione, politici soprattutto, interessa davvero dei bambini – sostiene –. Nessuno ha mostrato di conoscere realmente la situazione. I minori sono diventati il pretesto per alimentare propaganda, mentre l’assistente sociale è stata trasformata nel colpevole perfetto».