L’Aquila diventa capitale del tartufo: ricercatori da 7 Paesi al secondo Convegno Internazionale

5 Settembre 2026
1 minuto di lettura
Emanuele Imprudente, all’Aquila i maggiori esperti di tartufi

Per tre giorni Palazzo Camponeschi ha ospitato oltre 50 esperti europei. Imprudente: «Ricerca, tutela dei territori e filiera innovata: è da qui che passa il futuro del tartufo abruzzese»

L’AQUILA – Per tre giorni la città dell’Aquila è stata il punto di riferimento della ricerca internazionale sul tartufo. Il secondo Convegno Internazionale, ospitato a Palazzo Camponeschi, ha riunito oltre cinquanta ricercatori e operatori del settore provenienti da sette Paesi europei, confermando il ruolo dell’Abruzzo come territorio strategico per la tutela degli ecosistemi tartufigeni e lo sviluppo della filiera.

L’iniziativa, organizzata dall’Università degli Studi dell’Aquila e dal Dipartimento MeSVA con il patrocinio della Regione Abruzzo, ha messo in dialogo mondo scientifico, istituzioni e comparto produttivo, affrontando temi che vanno dalla conservazione degli habitat alla gestione sostenibile delle aree vocate.

«Come Regione Abruzzo stiamo dedicando grande attenzione al comparto tartuficolo, perché il tartufo rappresenta una risorsa importante per il nostro territorio, per l’economia e soprattutto per le aree interne», ha dichiarato il vicepresidente della Giunta regionale Emanuele Imprudente, sottolineando il valore ambientale di un territorio in cui «il 40% della superficie ricade in aree protette».

Imprudente ha ricordato gli strumenti messi in campo dalla Regione: le carte tartufigene, fondamentali per conoscere e valorizzare le aree vocate; il bando 2026 da 50 mila euro destinato ai Comuni per attività promozionali e divulgative; e l’intervento SRD05 del CSR Abruzzo 2023‑2027, che mette a disposizione 1 milione di euro per impianti di forestazione, imboschimento e sistemi agroforestali, con la possibilità di utilizzare specie micorrizate per creare nuove superfici produttive.

«Da quattro anni investiamo nella promozione del comparto attraverso la Fiera Internazionale del Tartufo d’Abruzzo», ha aggiunto Imprudente, ricordando come la collaborazione con il mondo universitario rappresenti «un tassello decisivo per tutelare gli ecosistemi, innovare la filiera e creare nuove opportunità di crescita».

Il vicepresidente ha richiamato anche il riconoscimento UNESCO del 2021, che ha inserito la cerca e la cavatura del tartufo tra i patrimoni culturali immateriali dell’umanità: «Un patrimonio che dobbiamo tutelare e valorizzare».

La giornata conclusiva del convegno prevede un’escursione in una tartufaia naturale di tartufo bianco pregiato nei pressi di Tagliacozzo, occasione per osservare sul campo le dinamiche degli ecosistemi e le potenzialità di sviluppo della filiera.

«Ci sono boschi e paesaggi che dobbiamo custodire, insieme alla loro biodiversità. E c’è una filiera che può generare valore attraverso nuove collaborazioni, ricerca e conoscenze. È anche da qui che passa il futuro del tartufo abruzzese», ha concluso Imprudente.

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