La madre Antonietta, il fratello Gianni e la moglie Marzia hanno riconosciuto il corpo all’ospedale di Katmandu. L’alpinista teramano era disperso dal 3 novembre
TERAMO – La salma di Marco Di Marcello è stata identificata nelle scorse ore all’ospedale di Katmandu dalla madre Antonietta, dal fratello Gianni e dalla moglie Marzia. Si chiude così, a nove mesi dalla tragedia, una parte della lunga attesa per il riconoscimento dell’alpinista teramano di 37 anni, disperso dal 3 novembre scorso dopo essere stato travolto da una valanga durante una spedizione sul Dolma Khan, in Nepal.
Il riconoscimento è avvenuto dopo il recupero dei cinque corpi degli alpinisti dispersi, portato a termine nella mattinata di domenica 9 agosto. L’annuncio era stato diffuso attraverso il profilo Instagram ufficiale della Dreamers Destination Treks and Expedition, l’agenzia che aveva organizzato la spedizione.
La valanga aveva travolto il gruppo lo scorso novembre, provocando la morte di sette persone. Tra le vittime c’era anche un altro alpinista abruzzese, Paolo Cocco. Per mesi le ricerche dei dispersi erano rimaste senza esito, fino alla ripresa delle operazioni che hanno permesso di individuare e recuperare i cinque corpi a circa 5.400 metri di quota.
Insieme a Di Marcello sono state recuperate le salme di Markus Kirchler, Jakob Schreiber, Padam Tamang e Mere Karki. Le operazioni, rese particolarmente difficili dall’altitudine e dalle condizioni dell’area, sono state coordinate dallo sherpa Phurba Tenjing, amico fraterno dell’alpinista teramano.
Ora l’attenzione si concentra sulle procedure successive al riconoscimento. Resta infatti da stabilire dove saranno portate le ceneri di Di Marcello dopo la probabile cremazione. La famiglia dovrà decidere se riportarle in Abruzzo, terra d’origine dell’alpinista, oppure in Canada, dove vive la moglie Marzia.
Per la famiglia e per quanti avevano seguito la vicenda, il riconoscimento rappresenta il momento conclusivo di una ricerca durata mesi, iniziata dopo quella valanga che aveva cancellato le tracce della spedizione e lasciato nell’attesa i familiari delle vittime.