Le segnalazioni di cittadini: l’accesso libero in studio è in ritirata, ma il malessere non si programma. Intanto la legge prevede i medici di medicina generale nelle nuove Case di comunità, ma l’applicazione slitta
PESCARA – Aumentano le segnalazioni di pazienti che, rivolgendosi al proprio medico di medicina generale, si sentono dire: “Solo su appuntamento”. La formula classica dell’orario di ambulatorio con accesso libero, almeno in alcune fasce orarie, sembra in via di abbandono in molti studi del territorio.
Questa tendenza, se da un lato risponde a esigenze organizzative dei medici, dall’altro crea un evidente disservizio per i cittadini. Non sempre il malessere è prevedibile: un dolore improvviso, un peggioramento repentino, una necessità di consiglio clinico non possono essere sempre “programmati” con giorni di anticipo. Di fatto, il modello “solo su appuntamento” rischia di non andare incontro alle esigenze del paziente, soprattutto nelle fasce più fragili e in chi ha minore familiarità con prenotazioni telefoniche o digitali.
A complicare il quadro c’è un altro elemento: la legge prevede che i medici di medicina generale siano parte integrante delle Case di comunità, i nuovi presìdi di assistenza territoriale che stanno aprendo un po’ dappertutto anche in Abruzzo. Le Case di comunità sono pensate come punti unici di accesso per i cittadini, con servizi sanitari e sociali integrati e la presenza di medici di base, pediatri e specialisti.
Tuttavia, l’applicazione concreta di questa previsione normativa non è ancora pienamente attuata. In Abruzzo, secondo recenti monitoraggi, su decine di Case di comunità programmate solo una risulta pienamente operativa con presenza medica e infermieristica secondo gli standard nazionali. Non è dunque chiaro quando e in che maniera i medici di medicina generale entreranno stabilmente nelle Case di comunità, né come sarà organizzato il loro contributo all’interno di queste strutture
Secondo quanto emerge dalle informazioni disponibili, il contratto che regola l’attività dei medici di medicina generale contemplerebbe già la possibilità di un “accesso regolamentato”, con fasce di ambulatorio su appuntamento e altre a libero accesso. In molti studi, però, la quota di accesso libero appare sempre più ridotta o del tutto assente, lasciando ai pazienti solo la possibilità di prenotare.
Questo scenario impone una riflessione sulla medicina territoriale e sulla sua capacità di restare vicina ai bisogni dei cittadini. Se la razionalizzazione del lavoro dei medici è legittima, non può tradursi in un aggravio delle difficoltà per chi ha bisogno di cure tempestive. La sfida è trovare un equilibrio tra organizzazione dello studio, tempi di visita adeguati e un accesso realmente garantito per le situazioni non programmabili.