Nella sala D’Ascanio a Pescara incontro di riflessione in occasione del “Prisoners’ Justice Day”. La garante regionale Scalera: «Dietro ogni numero c’è una vita, la privazione della libertà non può significare perdita della dignità della persona»
PESCARA – «La qualità di un sistema penitenziario si misura dalla capacità di proteggere le persone più fragili. La memoria di chi non è più tornato a casa deve tradursi in un impegno concreto affinché la pena rimanga conforme ai principi costituzionali e non venga mai meno il rispetto della persona»: lo ha ribadito Monia Scalera, garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive, durante il momento di riflessione ospitato nella sala D’Ascanio del palazzo della Regione a Pescara, in occasione del “Prisoners’ Justice Day”, la giornata internazionale dedicata alla giustizia nelle carceri e al ricordo delle persone che hanno perso la vita durante la detenzione.
L’incontro si è aperto con la lettura, seguita un minuto di silenzio, dei nomi delle persone detenute che hanno perso la vita in carcere negli ultimi due anni in Abruzzo. «Un elenco di nomi, di storie e di vite che non potevano essere ridotte a semplici numeri», ha sottolineato Scalera, «pronunciare quei nomi significa restituire un volto e una dignità a persone che non ci sono più e ricordare che dietro ogni numero c’è una vita, una famiglia, una storia».
All’iniziativa hanno partecipato l’assessore regionale alle Politiche sociali Roberto Santangelo, Renata De Rugeriis Juarez per Amnesty International, Adele Di Rocco per l’associazione Codice Rosso ed Edoardo Margiotta per l’associazione Volontari Peligni. Presenti anche i familiari di Patrick Guarnieri e Domenico Di Rocco, due persone decedute durante il periodo di detenzione.
«Il Prisoners’ Justice Day», ha spiegato Scalera, «è un’occasione di memoria e di responsabilità. Ricordare chi ha perso la vita in carcere significa riaffermare un principio fondamentale dello Stato di diritto: la privazione della libertà non comporta mai la perdita della dignità della persona. Lo Stato è chiamato a garantire il diritto alla vita, alla salute e alla cura di ogni persona affidata alla sua custodia».
Nel corso dell’incontro è stato ribadito come le condizioni detentive incidano profondamente sul benessere fisico e psicologico delle persone ristrette e come fenomeni quali il sovraffollamento, la carenza di personale, le difficoltà di accesso alle cure e il disagio psichico rendano ancora più urgente un impegno condiviso delle istituzioni. L’obiettivo dell’iniziativa è promuovere una riflessione sul valore della dignità umana, sulla prevenzione del rischio suicidario, sul diritto alla salute e sulla necessità di un sistema penitenziario capace di coniugare sicurezza, umanità e percorsi di reinserimento sociale.
«La partecipazione dell’assessore Santangelo», sottolinea una nota della Regione, «ha testimoniato l’attenzione verso i temi della tutela dei diritti delle persone private della libertà personale, dell’inclusione sociale e dell’umanizzazione della pena, nella consapevolezza che il rispetto della dignità umana rappresenta un valore fondamentale di ogni comunità democratica».



