Il Wwf in piazza all’Aquila contro il Ddl Caccia: “Un passo indietro di oltre 30 anni”

25 Luglio 2026
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No DDL Caccia WWF

WWF ed altre 12 associazioni denunciano il rischio di un regresso nella tutela della biodiversità italiana. Sotto accusa l’estensione dei tempi di caccia, la riduzione delle aree protette e la figura del “cacciatore-bioregolatore”

L’AQUILA – Piazza Regina Margherita a L’Aquila si è trasformata questa mattina nel fulcro della protesta contro il Disegno di Legge Modifiche a legge 11 febbraio 1992, n. 157, norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio“, approvato in Senato il 23 giugno scorso e ora in discussione alla Camera. La manifestazione, promossa dal WWF Abruzzo, ha visto l’adesione compatta di altre 12 realtà per lanciare un allarme chiaro: se approvata, secondo gli organizzatori, la legge “rappresenterebbe un colpo mortale alla fauna italiana e farebbe fare un passo indietro di oltre 30 anni alla tutela della biodiversità nel Paese”.

Un’unione d’intenti compatta nel denunciare l’impianto della proposta di legge: «Con questa riforma viene ribaltata la concezione stessa del prelievo venatorio: da attività che va rigidamente regolamentata per ridurre inevitabili impatti sugli ecosistemi naturali, a principale forma di ‘regolazione’ della biodiversità. I cacciatori diventano ‘bioregolatori’, benché rappresentino un elemento di distruzione e disturbo per milioni di animali».

La revisione della legge porta con sé diverse modifiche che le associazioni definiscono una vera e propria “controriforma”. Tra le criticità evidenziate durante la protesta figurano l’aumento del numero di specie cacciabili e l’allungamento dei periodi di caccia per molte specie di uccelli, anche in fase migratoria, a cui si aggiunge l’estensione della caccia alle aree demaniali forestali, aumentando il rischio di incidenti. Il fronte ambientalista contesta inoltre la riduzione delle aree protette e l’agevolazione di “una pratica barbara come l’utilizzo di uccelli quali richiami vivi”, fino ad arrivare alle dure sanzioni per chi attua forme di protesta, anche pacifiche, durante l’attività venatoria.

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