Polizia Locale dell’Aquila, i consiglieri di minoranza si rivolgono al Prefetto dopo la sentenza del TAR

17 Luglio 2026
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I consiglieri Pezzopane, Verini, Romano e Rotellini inchiodano il sindaco sulle spese legali dei sette giudizi persi: “Migliaia di euro di risorse pubbliche bruciate per difendere nomine sistematicamente bocciate”

L’AQUILA – Si riaccende durissimo lo scontro politico nel capoluogo abruzzese attorno alla gestione della nomina del comandante della Polizia Locale. Al centro della polemica c’è l’amministrazione guidata dal sindaco Pierluigi Biondi, finita nel mirino dei consiglieri comunali di minoranza Stefania Pezzopane, Enrico Verini, Paolo Romano e Lorenzo Rotellini a seguito dell’ennesima pronuncia della giustizia amministrativa.

Il TAR Abruzzo ha infatti dichiarato nulli anche i provvedimenti di nomina e di proroga del comandante ad interim della Polizia Locale, spingendo l’opposizione a formalizzare un appello diretto alla massima autorità di governo sul territorio.

I consiglieri comunali firmatari della nota hanno espresso la massima preoccupazione per una situazione definita ormai insostenibile, tracciando un bilancio pesantissimo della vicenda. I rappresentanti dell’opposizione hanno commentato il pronunciamento dei giudici affermando: «Dopo sette sconfitte davanti alla giustizia amministrativa e quasi nove anni senza un comandante della Polizia Locale legittimamente nominato, è arrivato il momento di mettere fine a una vicenda che ha danneggiato il Comune, indebolito un servizio essenziale e fatto pagare ai cittadini il costo di un contenzioso senza fine. Per questo ci rivolgiamo al Prefetto dell’Aquila affinché eserciti pienamente i poteri attribuitigli e vigili sulla tempestiva esecuzione dell’ultima sentenza del TAR».

Il nodo centrale ruota attorno alla necessità di dare seguito immediato a quanto stabilito dai magistrati evitando che la struttura rimanga ulteriormente paralizzata o legata a soluzioni precarie. Ricordando i passaggi precedenti di questa lunga battaglia legale, la minoranza consiliare ha dichiarato: «Non è la prima volta che il Tar interviene per imporre al Comune il rispetto della legge: già in passato aveva nominato il Prefetto commissario ad acta per assicurare l’esecuzione delle proprie decisioni. Per questo oggi chiediamo che venga garantita, senza ulteriori rinvii, la piena attuazione dell’ultima sentenza, restituendo finalmente alla città un comandante pienamente legittimato».

Al di là degli aspetti strettamente procedurali, l’attacco si sposta sul piano della condotta politica e della gestione delle risorse della collettività, contestando alla giunta un atteggiamento di chiusura e resistenza rispetto ai rilievi dei tribunali. Secondo Pezzopane, Verini, Romano e Rotellini: «Questa vicenda non è più soltanto un contenzioso amministrativo. È diventata il simbolo del modo di amministrare della giunta Biondi: sette batoste in tribunale, un Corpo rimasto per quasi nove anni senza un comandante legittimamente nominato e migliaia di euro di risorse pubbliche spese per difendere scelte che i giudici hanno sistematicamente bocciato». Gli esponenti della minoranza hanno poi rincarato la dose in merito alle strategie adottate dall’ente nel corso del tempo. «I giudici amministrativi, prima il TAR e poi il Consiglio di Stato, hanno chiarito ripetutamente quale fosse la strada da seguire. Eppure, il Comune ha continuato a percorrere soluzioni dichiarate illegittime una dopo l’altra, arrivando perfino a tentare di aggirare degli effetti delle sentenze attraverso modifiche normative che si sono rivelate del tutto inutili».

Questo scenario apre inevitabilmente un fronte di forte preoccupazione anche sul piano della tenuta dei conti pubblici, spingendo i consiglieri a chiedere massima trasparenza sui costi vivi dei vari gradi di giudizio accumulati in questi anni.

La critica sollevata dalle forze di opposizione non si esaurisce però tra le aule del tribunale o nei corridoi del municipio, ma investe direttamente l’efficacia dei servizi erogati sul territorio e la percezione della sicurezza da parte della cittadinanza.

Le conseguenze pratiche di questa prolungata situazione di incertezza al vertice, secondo la minoranza, si rifletterebbero direttamente sui disagi legati al controllo delle attività urbane, in particolare nelle ore notturne: «Una Polizia Locale priva di una guida stabile e pienamente legittimata perde inevitabilmente capacità di programmazione, coordinamento e controllo del territorio. Le difficoltà nella gestione della movida, le occupazioni irregolari del suolo pubblico, il mancato rispetto degli orari di chiusura dei locali, i controlli insufficienti sul rumore e sul rispetto delle ordinanze comunali sono problemi sotto gli occhi di tutti. Nessuno vuole una città spenta. La vita notturna e le attività economiche sono una ricchezza. Ma una città moderna è quella nella quale convivono il diritto degli esercenti a lavorare e quello dei cittadini a vivere, riposare e utilizzare gli spazi pubblici in sicurezza. Il problema non è la movida. Il problema è una movida senza regole».

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