Le associazioni denunciano la scomparsa di ruscelli e cascate nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. “Video e foto appaiono sconcertanti e inequivocabili. Il rilascio del deflusso ecologico è obbligatorio da decenni”, afferma Augusto De Sanctis
L’AQUILA – Ruscelli ridotti a rigagnoli, cascate scomparse, corsi d’acqua deviati per chilometri verso altri bacini idrografici. È la denuncia di Forum H2O e Forum Ambientalista, che hanno presentato un esposto ai Carabinieri Forestali, al Ministero dell’Ambiente, all’Ente Parco, alla Soprintendenza e alla Regione Abruzzo, chiedendo verifiche sulle captazioni idroelettriche dell’Enel nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, area protetta e sito Natura 2000.
Le immagini raccolte durante un sopralluogo domenica scorsa nei pressi di tre prese Enel nel comune di Cortino, sui Monti della Laga, mostrano – secondo le associazioni – “una situazione sconcertante e inequivocabile”. Una cascata nota come Crepacce, segnata su tutte le carte per la sua bellezza, sarebbe “del tutto obliterata” dalla presa Crepaccio1. Altri due corsi d’acqua, che formano le cascate della Cavata bassa e di Gruette, risultano captati poche decine di metri a valle, con una “differenza spropositata di portata tra monte e valle”. L’acqua, spiegano, viene deviata per chilometri verso il lago di Campotosto, finendo in bacini idrografici diversi da quello del Tordino.
«Va bene produrre energia idroelettrica – dichiara Augusto De Sanctis per le due organizzazioni – ma il rilascio del Deflusso Minimo Vitale, oggi Deflusso Ecologico, è una norma fondamentale da decenni, a maggior ragione se ci troviamo in un’area protetta dove vi sono specie e habitat rarissimi legati proprio alla presenza di acqua in alveo. Pensiamo al Gambero di Fiume, al Merlo acquaiolo e alle altre migliaia di specie acquatiche».
De Sanctis ricorda che già nel 2018 il Parco aveva inserito tra le misure di conservazione il raddoppio del deflusso minimo vitale introdotto nel 2010 dalla Regione, poi ritenuto sottostimato dagli stessi uffici regionali dopo l’intervento del Ministero dell’Ambiente nel 2017. «Enel non produce energia elettrica per beneficenza ed è quotata in borsa, distribuendo grazie all’uso dell’acqua ottenuta con concessioni dallo Stato lauti utili ai proprietari delle sue azioni. Gli enti devono vigilare affinché non vi sia uno squilibrio tra questa attività e la tutela dei beni naturalistici e paesaggistici».
Le associazioni hanno inoltre presentato richiesta di accesso agli atti per ottenere i dati relativi agli strumenti di monitoraggio delle portate, alla loro taratura e ai rilasci effettuati dal 2024 a oggi. «Le leggi di tutela dei fiumi non sono un orpello – conclude De Sanctis – perché i corsi d’acqua sono un patrimonio pubblico che bisogna proteggere».