Maxi traffico di mezzi industriali rubati: 17 indagati, tra loro un trasportatore teatino

29 Giugno 2026
1 minuto di lettura

Sequestri, documenti falsi e società fittizie: il gruppo criminale riciclava veicoli da cantiere destinati all’estero, con un giro d’affari da oltre 1,8 milioni di euro

BOLOGNA – Un’organizzazione criminale specializzata nel furto e riciclaggio di veicoli industriali è stata smantellata al termine di una complessa indagine che ha portato a 17 persone indagate, di cui sei finite agli arresti domiciliari. Tra le persone coinvolte ci sarebbe anche un trasportatore di Chieti. Un’inchiesta che tocca da vicino anche il tessuto produttivo abruzzese, dove i mezzi da cantiere rappresentano un patrimonio strategico per imprese e cantieri diffusi sul territorio.


L’operazione, denominata “Benna”, è stata avviata nell’ottobre 2025 dagli investigatori della Polizia stradale dell’Emilia-Romagna e ha consentito di ricostruire l’attività di un gruppo criminale a carattere transnazionale, capace di acquisire numerosi mezzi da lavoro di provenienza illecita, tra cui sollevatori telescopici, escavatori e altre macchine operative. I veicoli venivano poi trasferiti oltreconfine, in particolare verso Arabia Saudita e Libia, attraverso gli scali portuali di Ravenna e Civitavecchia. Il valore complessivo del traffico illecito è stato stimato in oltre 1 milione e 800mila euro.


Secondo quanto emerso, il sistema di riciclaggio si fondava su una rete di società fittizie intestate a componenti del sodalizio o a soggetti compiacenti, utilizzate per schermare la reale provenienza dei mezzi e facilitarne la reimmissione sul mercato estero. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di appropriazione indebita, furto, ricettazione, riciclaggio di veicoli industriali e falsità documentale, materiale e ideologica.

Un passaggio decisivo dell’attività investigativa è arrivato dal sequestro di due macchine operatrici nel porto di Ravenna, fermate prima dell’imbarco su una nave diretta in Arabia Saudita. I mezzi erano già stati “ripuliti” con nuove targhette identificative e documentazione di esportazione falsa, nel tentativo di renderne impossibile il collegamento con i legittimi proprietari.
Le indagini successive hanno inoltre fatto emergere una vera e propria “fabbrica”, in grado di produrre falsi documenti di circolazione e identità modificate per i veicoli, così da aggirare i controlli di polizia e consentire il trasferimento all’estero dei mezzi rubati. Un meccanismo sofisticato, studiato per alimentare un mercato illecito ad alto profitto e difficilmente intercettabile.

Altro da

Non perdere