Monitoraggio delle coste abruzzesi, Legambiente boccia la provincia di Chieti

29 Giugno 2026
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Goletta verde sbarca a Pescara e presenta i dati: depurazione carente alle foci dei fiumi di San Vito, Rocca San Giovanni e Francavilla

PESCARA – Le foci dei fiumi si confermano nota dolente della costa abruzzese. Legambiente ha presentato oggi i dati dei monitoraggi effettuati in otto punti della regione, l’8 giugno su due punti a mare e sei foci di fiumi. Bocciatura per la provincia di Chieti, dove gli sbocchi del Feltrino a San Vito e del torrente La foce a Rocca San Giovanni sono fortemente inquinati, la foce dell’Alento a Francavilla è inquinata. I tre punti in provincia di Teramo risultano tutti entro i limiti: foce del Vibrata tra Martinsicuro e Alba Adriatica, foce del Tordino a Giulianova, foce del Vomano tra Roseto e Pineto. Anche i due punti presso Montesilvano e Pescara risultano entro i limiti.

Un segnale inequivocabile, secondo Legambiente, che il sistema di depurazione deve essere efficientato: “Da troppi anni”, sostiene l’associazione, “le amministrazioni fingono di non vedere dei problemi che sono diventati cronici”. I dati sono stati presentati a Pescara da Donatella Pavone, direttrice Legambiente Abruzzo; Marzia Mattioli, portavoce Goletta Verde; Marco Paolilli del Consorzio nazionale oli usati; Michele Manigrasso del comitato scientifico Legambiente Abruzzo.

“Le foci dei fiumi”, dichiara Pavone, “continuano ad essere i punti critici del nostro sistema di depurazione delle acque reflue. La cronicità dei problemi nelle foci in provincia di Chieti è un allarme per la salvaguardia del mare e per la salute dei cittadini”. Per quanto riguarda i cartelli di divieto di balneazione, Pavone osserva che “i nostri tecnici li hanno trovati solo alle foci dell’Alento e del Feltrino”.

“Sappiamo che le foci dei fiumi non sono balneabili”, continua Pavone, “ma crediamo sia utile che questa informazione sia sempre restituita alla cittadinanza, poiché spesso in prossimità delle foci si vengono a creare spazi di spiaggia libera utilizzata dai bagnanti, che potrebbero essere quindi esposti anche ad un potenziale rischio di inquinamento per una mancata o assente depurazione o di altra natura”.

“Non diamo patenti di balneabilità di cui sono incaricate le autorità competenti”, dichiara Mattioli, “ma vogliamo attuare un’azione sinergica per informare i cittadini e supportare le amministrazioni pubbliche nella risoluzione di problemi anche annosi. La depurazione delle acque deve diventare una priorità per le amministrazioni”. 

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