La procedura innovativa eseguita dall’équipe di Emodinamica dell’ospedale di Teramo su una paziente di 83 anni della Val Vibrata non operabile con la chirurgia tradizionale
TERAMO – È tornata a condurre una vita normale grazie a una procedura all’avanguardia che, fino a pochi anni fa, sembrava impensabile. Una paziente di 83 anni della Val Vibrata, affetta da una grave forma di scompenso cardiaco, è stata sottoposta all’ospedale Mazzini di Teramo a un innovativo intervento di impianto di una protesi valvolare biologica sulla valvola tricuspide: uno dei primi eseguiti in Italia e il primo in Abruzzo.
L’intervento è stato realizzato nel laboratorio di Emodinamica del presidio teramano, dove l’équipe guidata dal medico Franco De Remigis ha trattato una paziente che non avrebbe potuto affrontare un’operazione chirurgica tradizionale a causa delle sue condizioni cliniche. La donna era affetta da insufficienza tricuspidale severa, una patologia della valvola del cuore destro che può provocare scompenso cardiaco congestizio, con gonfiore agli arti inferiori, aumento del volume del fegato fino alla cosiddetta cirrosi epatica cardiaca, perdita di appetito e forte stanchezza.
La nuova tecnica consente di intervenire senza aprire il torace: una protesi biologica viene introdotta attraverso un catetere inserito dalla vena femorale e posizionata direttamente sulla valvola tricuspide. Grazie a un sofisticato sistema di rilascio, la nuova valvola entra immediatamente in funzione, migliorando il lavoro del cuore.
La procedura è stata resa possibile dalle tecnologie presenti nel laboratorio di Emodinamica del Mazzini, che combina immagini radiologiche ed ecocardiografia avanzata per guidare ogni fase dell’impianto, con il supporto dell’équipe anestesiologica.
L’intervento, durato circa due ore, è stato eseguito dal medico De Remigis insieme ai dottori Gianluca Tomassoni e Francesco Paparoni, con la supervisione dell’ecocardiografista Mario De Rosa e l’assistenza degli anestesisti Marco Cargoni e Stefano De Carlo.
Dopo la procedura la paziente è stata trasferita in reparto sveglia e collaborativa: il giorno successivo era già in piedi ed è stata dimessa pochi giorni dopo.
L’innovazione rappresenta una nuova possibilità terapeutica per quei pazienti anziani o fragili che non possono essere sottoposti alla chirurgia tradizionale. In circa il 30% dei casi di insufficienza tricuspidale, infatti, anche le tecniche interventistiche di nuova generazione non sono applicabili e resta necessario ricorrere a terapie farmacologiche spesso solo di supporto.
«È un esempio concreto di come l’innovazione, su cui la nostra Asl punta molto, porti benefici diretti sulla vita delle persone», commenta il direttore generale della Asl di Teramo Maurizio Di Giosia. «La Cardiologia dell’ospedale di Teramo conferma ancora una volta la sua posizione tra i primi centri italiani nel campo della terapia interventistica strutturale, dopo essere stata pioniera negli impianti di protesi biologiche aortiche (Tavi) e oggi impegnata anche sulle nuove frontiere delle valvole mitrale e tricuspide».