Elezioni Chieti, il nuovo sindaco è Giovanni Legnini. Il centrosinistra ancora al governo della città

8 Giugno 2026
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Legnini

Il candidato della coalizione progressista e civica vince il ballottaggio per mille voti. Respinto l’assalto del centrodestra: decisivi il vantaggio del primo turno e il patto civico-progressista

CHIETI – I cittadini di Chieti hanno espresso il loro verdetto definitivo, confermando le previsioni della vigilia. Giovanni Legnini con un vantaggio di circa mille voti è stato eletto sindaco di Chieti. Forte del nettissimo vantaggio accumulato al primo turno (47,21% contro il 27,47% dello sfidante), l’ex vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura e già commissario straordinario alla ricostruzione è riuscito a tagliare il traguardo della maggioranza assoluta, superando lo sfidante di centrodestra Cristiano Sicari e blindando la guida della città per l’area progressista e civica.

Giovanni Legnini, 67 anni, non ha certo bisogno di presentazioni nel panorama politico abruzzese e nazionale. Avvocato cassazionista nativo di Roccamontepiano, Legnini incarna la figura dell’amministratore di lungo corso e di alto profilo istituzionale. La sua è una carriera spesa ai vertici dello Stato: è stato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e al Ministero dell’Economia nei governi Letta e Renzi, vicepresidente del CSM dal 2014 al 2018, e successivamente nominato dal governo Commissario straordinario per la ricostruzione post-sisma del Centro Italia e di Ischia, ruoli che gli hanno valso una diffusa stima bipartisan per le sue capacità manageriali e di mediazione. Accettando la candidatura a Chieti, Legnini ha scelto di mettere questo enorme bagaglio di relazioni e competenze al servizio del capoluogo teatino, promettendo un piano straordinario di risanamento finanziario e rilancio strutturale per una città da tempo in sofferenza economica.

La campagna elettorale di Legnini è stata improntata fin dall’inizio sul concetto di “competenza ed esperienza al servizio dei cittadini”. Al primo turno del 24 e 25 maggio, la sua coalizione larghissima – una “corazzata” formata da ben sette liste che univa il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e diverse forti componenti civiche come la lista Sindaco Legnini, il Polo civico, Chieti Viva e Chieti per Chieti – aveva sfiorato la vittoria immediata, fermandosi a pochissimi punti percentuali dal 50%.

Mentre il centrodestra si presentava diviso e frammentato in tre tronconi, Legnini ha battuto palmo a palmo i quartieri della città, da Chieti Alta allo Scalo, parlando di fondi europei, transizione ecologica e rilancio dell’università. La sfida principale del secondo turno è stata quella di contrastare il fisiologico calo di affluenza e mantenere mobilitato il proprio elettorato di fronte al tentativo di rimonta degli avversari.

A differenza dello sfidante Sicari, che ha dovuto ricorrere ad apparentamenti formali sulla scheda elettorale per aggregare i voti di Mario Colantonio e Alessandro Carbone, Legnini non ha siglato apparentamenti formali. Ha ricevuto, però, l’endorsement dei candidati civici Giancarlo Cascini (Chieti in Comune) e di Olinto Amoroso (Rinascita per Chieti) che hanno convogliato il proprio elettorato sul nome di Legnini per sbarrare la strada al ritorno del centrodestra. La tenuta del voto progressista e la capacità di Legnini di intercettare una fetta significativa del voto civico e moderato allo Scalo hanno fatto il resto, neutralizzando l’effetto sommatoria dei voti che Sicari sperava di ottenere dal suo accordo con la Lega e i civici di Carbone.

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