Il tappone appenninico, frazione più lunga della corsa rosa e primo arrivo in salita, regala emozioni e paesaggi mozzafiato. E Marsilio corre con il team Abruzzo il Giro-E
ROCCAMORICE – Il tappone appenninico, frazione più lunga di tutto il Giro d’Italia e primo arrivo in salita, regala emozioni e paesaggi mozzafiato. Sul Blockhaus, a 1665 metri di quota, vince il danese Jonas Vingegaard.
Sul traguardo, però, lo spettacolo è per pochi coraggiosi incuranti del forte vento, della pioggia che ha funestato diversi momenti della giornata e delle basse temperature con la neve ai margini della strada. La grande carenza di parcheggi in quota, inoltre, ha costretto gli organizzatori a far scattare la chiusura della strada da dopo i centri abitati. Non potevano mancare, però, i tifosi del teatino Giulio Ciccone che chiude settimo a 1’40”.
Partiti da Formia, i ciclisti hanno attraversato l’Appennino per arrivare, dopo 244 chilometri, a tagliare il traguardo sulla Maiella. Sono partiti dalla costa del Basso Lazio, hanno attraverso Sperlonga e Gaeta, poi di nuovo Formia e si sono diretti verso nord. Dopo Venafro hanno percorso la strada a scorrimento che porta a Rionero Sannitico e poi, ormai in Abruzzo, a Castel di Sangro. Primo Gran premio della montagna a Roccaraso e quindi scollinamento dal Passo di San Leonardo prima della lunga discesa che porta a Roccamorice dove inizia la salita finale di 13 chilometri.
La strada stretta, con numerosi tornanti, regala una vista che si allunga fino all’Adriatico. Impossibile da godere per gli atleti in corsa costretti a macinare circa 10 chilometri con pendenza sopra il 9% con punte fino al 14%. C’è solo una brevissima contropendenza ai 500 metri dall’arrivo e poi rettilineo finale sempre in salita attorno all’8%.
Ai 5 chilometri dal traguardo la maglia rosa del portoghese Eulalio si stacca e in quel momento attacca Vingegaard. Pellizzari lo segue ma poi cede. Alla fine il danese taglia per primo il traguardo. La maglia rosa resta sulle spalle del portoghese.
Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente della Regione Marco Marsilio. “Parlare di sport in Abruzzo significa parlare di ciclismo, di grande ciclismo. La Regione Abruzzo ogni anno abbraccia grandi manifestazioni con un grande spessore tecnico e agonistico e siamo orgogliosi della tappa di oggi”, ha detto Marsilio al termine della tappa del Giro-E, con arrivo a Blockhaus, che lo ha visto capitanare il Team Abruzzo lungo i 65 chilometri del percorso.
“È stata una bella tappa – ha aggiunto – anche dura dal punto di vista climatico. L’Abruzzo è il campo da battaglia migliore per mettersi alla prova e noi continuiamo ad offrire il meglio che possiamo”. Il presidente ha sottolineato anche l’importanza della manifestazione come occasione di promozione del territorio e della capacità organizzativa della regione. “Sono stato felice e orgoglioso di sentire tanti campioni che erano con noi a pedalare ringraziarci per aver trovato asfalti, strade e organizzazione perfetti. È un biglietto da visita importante per noi far capire che l’Abruzzo c’è, con l’efficacia, la capacità d’accoglienza e la capacità anche di organizzare grandi eventi”.
Marsilio interviene anche sul poco pubblico presente: “A me dispiace che continuino ad esserci un po’ di malumori per i pochi tifosi che riescono ad arrivare in cima – ha commentato – noi abbiamo lavorato anche quest’anno, come in quelli precedenti, con le Prefetture, in particolare con quella di Chieti, dalla quale abbiamo ottenuto il via libera all’ingresso illimitato per tutte le due ruote, motociclette comprese. Se vogliamo portare il ciclismo fin quassù e fare una corsa che abbia anche un contenuto agonistico importante, questo spazio è appena sufficiente ad ospitare le macchine, i mezzi e i camion dell’organizzazione. Non si può salire con le automobili”.
E domani le emozioni ripartono da Chieti, per l’ottava tappa fino a Fermo. Per tutti i divieti che riguardano la città clicca qui. Per la viabilità nel Teramano lungo la Statale 16 clicca qui.