Scuola e aree interne, allarme nel Teramano: “Dal 2027 rischio pluriclassi”

30 Aprile 2026
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Il sindaco di Castiglione Messer Raimondo alla Camera dei deputati

La denuncia arriva dal sindaco di Castiglione Messer Raimondo D’Ercole contrario agli effetti della nuova classificazione dei Comuni montani: “Va cambiata o almeno corretta”

Nel Teramano si profila un cambio di scenario per la scuola nelle aree interne: dal 2027 potrebbero arrivare le pluriclassi in diversi comuni della Val Fino, a causa della nuova classificazione dei territori montani. L’allarme è stato lanciato alla Camera dal sindaco di Castiglione Messer Raimondo, Vincenzo D’Ercole, che chiede un intervento per evitare ricadute dirette su studenti e famiglie.

Secondo quanto spiegato dal primo cittadino, la riforma farà perdere lo status di comune montano a centri come Castiglione Messer Raimondo, Montefino e Castilenti. Una modifica che incide direttamente sull’organizzazione scolastica: senza la possibilità di formare classi con un minimo di dieci alunni, si passerà a gruppi più numerosi e, con tutta probabilità, alla nascita delle pluriclassi.

Per l’anno scolastico 2026/2027 non ci saranno effetti immediati, ma dal 2027/2028 – ha riferito D’Ercole – le nuove regole entreranno a pieno regime. «Se la legge non cambierà saremo obbligati a formare classi da almeno quindici alunni – ha spiegato – con il rischio concreto di accorpare livelli diversi nello stesso gruppo».

Il caso riguarda l’Istituto comprensivo Valle del Fino, che coinvolge cinque comuni: una situazione che il sindaco definisce «paradossale», perché due territori manterranno condizioni più favorevoli rispetto agli altri tre, pur facendo parte dello stesso sistema scolastico.

Il tema è più ampio e tocca tutta la regione: in Abruzzo sono 27 i comuni destinati a perdere benefici e finanziamenti legati alla “montanità”. Una scelta contestata da numerose amministrazioni locali, che nei giorni scorsi – insieme ad altri enti italiani – hanno presentato ricorso al Tar del Lazio contro il decreto attuativo.

Al centro della protesta c’è il criterio utilizzato per ridefinire i comuni montani, giudicato troppo rigido perché basato quasi esclusivamente su parametri altimetrici. Secondo i sindaci, non tiene conto delle reali condizioni delle aree interne: distanza dai servizi, difficoltà nei collegamenti, spopolamento e fragilità delle infrastrutture.

La posta in gioco è alta: oltre alla scuola, la perdita dello status comporta meno risorse, meno incentivi e minori strumenti per sostenere la residenzialità. Proprio per questo D’Ercole rilancia: «L’obiettivo è cancellare questa classificazione, ma almeno si salvaguardino misure fondamentali per la sopravvivenza delle nostre comunità».


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