Nel nuovo procedimento ad Avezzano quasi 50 soggetti tra enti e associazioni. Il Comune di San Benedetto dei Marsi rinuncia a costituirsi parte civile
AVEZZANO – Riparte da capo il processo per l’uccisione dell’orsa Amarena, simbolo del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, abbattuta a fucilate il 31 agosto 2023 a San Benedetto dei Marsi. Il procedimento, sospeso nei mesi scorsi per vizi procedurali, è stato riavviato questa mattina nel Tribunale di Avezzano con l’esame delle parti civili.
Rispetto al primo processo, il numero dei soggetti ammessi è aumentato fino a raggiungere circa 50 tra enti, associazioni ambientaliste e realtà territoriali. A sorprendere è invece l’assenza del Comune di San Benedetto dei Marsi, che nella nuova fase non si è costituito parte civile, nonostante l’imputato Andrea Leombruni, l’uomo che sparò all’orsa mentre si muoveva con i suoi cuccioli, sia residente proprio nel paese fucense.
Leombruni è accusato di uccisione di animale con l’aggravante della crudeltà. Amarena, colpita da un colpo di fucile, fu trovata agonizzante dalle guardie del Parco e morì poco dopo davanti all’abitazione dell’uomo. I due cuccioli, inizialmente dispersi, furono successivamente avvistati e monitorati a distanza dai tecnici dell’area protetta.
Tra le parti civili figura anche l’associazione Appennino Ecosistema, il cui presidente Bruno Petriccione sottolinea come il caso si inserisca in un quadro più ampio di violenze contro la fauna selvatica: «Continua la battaglia contro le aggressioni alla natura, ma ora diventa ancora più importante andare avanti perché le violenze aumentano. Lo dimostra la recente strage di lupi in Abruzzo e in Toscana, ma abbiamo le istituzioni dalla nostra parte».
La prossima udienza è fissata per il 20 maggio quando il dibattimento entrerà nel vivo con l’avvio dell’istruttoria.