Teramo, necropoli La Cona: resti cremati e nuove scoperte sull’antica Roma

23 Aprile 2026
1 minuto di lettura
Resti umani ritrovati a La Cona di Teramo

Dallo studio dell’Università di Padova emergono rituali funerari, offerte e dati sull’età alla morte


TERAMO – I resti umani cremati diventano una chiave di lettura per ricostruire non solo i rituali funerari, ma anche l’organizzazione sociale e la biologia delle comunità dell’antica Roma. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Plos One e coordinato dal Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova, in collaborazione con la Sapienza Università di Roma, l’Università di Bologna, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo e l’Accademia Polacca delle Scienze.

Al centro della ricerca, i resti cremati provenienti dalla necropoli romana imperiale di La Cona, a Teramo. L’analisi di diversi contesti ha permesso di individuare deposizioni anche multiple, che coinvolgono adulti, adolescenti e infanti, offrendo uno spaccato articolato delle pratiche funerarie.

I dati evidenziano come la raccolta delle ossa dopo il rogo non avvenisse in modo casuale, ma seguisse criteri selettivi precisi, riconducibili a pratiche di ossilegium. In particolare, si registra una presenza ricorrente di frammenti di cranio e ossa lunghe, segno di una scelta consapevole nella composizione delle deposizioni.

In diverse sepolture sono stati inoltre rinvenuti resti di animali combusti, tra cui ovicaprini, suini, galli e molluschi, interpretati come offerte o elementi rituali associati al defunto, a conferma della complessità simbolica dei riti.

L’aspetto più innovativo dello studio riguarda però l’analisi del rimodellamento osseo. Le indagini istologiche e istomorfometriche dimostrano che, nonostante la combustione, la microstruttura dell’osso può conservarsi in modo leggibile. È stato così possibile osservare il sistema di Havers e applicare parametri quantitativi come la Osteon Population Density (Opd), utile per valutare il numero di osteoni per unità di area.

I risultati mostrano andamenti coerenti con i processi di crescita e maturazione dello scheletro e, in alcuni casi, consentono di stimare l’età alla morte anche in assenza di indicatori macroscopici. In altre parole, anche dopo il passaggio attraverso il fuoco, l’osso continua a raccontare la propria storia biologica.

Altro da

Non perdere