Spiagge libere a rischio con la fusione dei Comuni: l’allarme di Mare Libero

23 Aprile 2026
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Spiagge libere, l’associazione Mare Libero lancia l’allarme: la fusione dei Comuni potrebbe portare a una riduzione delle spiagge libere

L’associazione denuncia che la deroga introdotta dalla legge regionale 3/2025 consentirebbe ai Comuni sopra i 70mila abitanti di ridurre la quota minima di spiaggia libera dal 20% al 10%. Chiesto ai sindaci un impegno formale a non applicare la norma e a incrementare progressivamente gli arenili pubblici

PESCARA – La fusione dei Comuni abruzzesi potrebbe avere un effetto collaterale inatteso: la riduzione delle spiagge libere. È l’allarme lanciato da Mare Libero Aps, che in una nota ufficiale inviata ai sindaci e ai consiglieri di Montesilvano, Pescara e Spoltore – e agli amministratori di Atri, Pineto, Roseto, Silvi, Casalbordino, San Salvo e Vasto – mette in guardia da «un’insidia normativa che rischia di costare caro alla collettività».

«Il processo di fusione dei comuni abruzzesi nasconde un’insidia normativa che rischia di costare caro alla collettività: la drastica riduzione degli spazi di spiaggia libera», afferma l’associazione, precisando di non voler entrare nel merito politico delle unificazioni ma di voler «mettere in guardia contro questa eventualità».

Al centro della preoccupazione c’è l’emendamento introdotto dall’articolo 4 della legge regionale 3/2025, la cosiddetta Milleproroghe. La norma – spiega Mare Libero – «stabilisce che i comuni al di sopra dei 70.000 abitanti possano ridurre la quota minima di spiaggia libera dal già esiguo 20% a un drastico 10%». Un provvedimento definito “Salva Pescara”, nato per sanare le irregolarità del capoluogo, ma che «rischia di diventare un pericoloso effetto collaterale delle fusioni».

Per questo l’associazione chiede alle amministrazioni due impegni immediati: – «l’impegno esplicito a non applicare la deroga del 10%, blindando le attuali quote di spiaggia libera affinché non subiscano riduzioni post-fusione»; – «l’adozione di un piano di incremento graduale fino al raggiungimento del 50% di spiaggia libera, allineando l’Abruzzo a modelli regionali virtuosi come quelli di Puglia, Sardegna e Lazio».

Un appello che si fonda su un principio ribadito con forza: «Il demanio marittimo rappresenta un bene comune non riproducibile».

La questione si inserisce in un dibattito più ampio sul futuro della costa abruzzese, tra fusioni amministrative, pianificazione urbanistica e tutela degli arenili pubblici. Mare Libero chiede che la politica locale assuma un impegno chiaro, prima che eventuali nuove configurazioni istituzionali possano incidere sulla disponibilità di spazi liberi lungo il litorale.

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