«È importante che comprendano la gravità di quello che hanno fatto. Dobbiamo recuperare anche il senso dell’educazione e il nostro ruolo»
NERETO – «Se continuerò a mettere insufficienze quando lo riterrò giusto? Certo, il mio ruolo è educare e lo farò sempre nel modo che ritengo più corretto». Non c’è rabbia nelle parole di Antonio Strozzieri, il docente del Peano Rosa di Nereto aggredito nei giorni scorsi da quattro studenti minorenni, ma la convinzione che il compito di un insegnante resti quello di educare, anche quando si trova a fare i conti con episodi che mai avrebbe immaginato di vivere in prima persona.
«Di solito queste cose si sentono al telegiornale, non pensi mai possano capitare a te», racconta. «In quei momenti non ho capito nulla, sentivo solo di essere spintonato da una parte all’altra. Io però stavo semplicemente facendo il mio lavoro: quelle insufficienze si trascinavano da tempo e non potevano essere recuperate all’ultimo momento. Quello che certamente non mi aspettavo era una reazione del genere».
Secondo quanto emerso, il professore sarebbe stato accerchiato da quattro ragazzi tra i 14 e i 15 anni al termine di una lezione. Nella concitazione sarebbe stato spinto fino a urtare il volto contro un muro. Da qui la decisione di rivolgersi ai carabinieri e formalizzare la denuncia.
«Non condivido l’idea di lasciar perdere», spiega. «Si tratta di fatti gravi. Ai miei studenti insegno che il corpo di una persona è inviolabile e che la violenza non può essere utilizzata per risolvere un problema. Oggi invece molti ragazzi la considerano uno strumento a disposizione. Non è così».
Per quest’anno scolastico Strozzieri non tornerà in classe. Continua comunque a lavorare dal suo studio di Controguerra, occupandosi della correzione degli elaborati e delle attività didattiche. Mentre la Procura per i Minorenni dell’Aquila, guidata da David Mancini, ha aperto un’inchiesta sull’accaduto, resta aperto anche il fronte disciplinare. Nei prossimi giorni il consiglio d’istituto comunicherà le proprie decisioni: tra le ipotesi ci sono l’espulsione degli studenti o la bocciatura attraverso una grave insufficienza nel comportamento.
«Non credo che verrà adottata la misura più severa», osserva il docente. «Ma, al di là della sanzione, ciò che conta davvero è che questi ragazzi comprendano che determinate azioni producono conseguenze. Mi hanno chiesto scusa attraverso una lettera indirizzata alla scuola e questo è positivo, ma il problema è molto più profondo».
Più complesso il tema del perdono. «Sono una persona credente e la mia fede mi insegna a perdonare. Però sto ancora elaborando quanto accaduto e ci sto lavorando dentro di me».
«Oggi educare è diventato più difficile», conclude. «Ci sono tante distrazioni che allontanano i ragazzi da ciò che la scuola prova a trasmettere. Per questo il ruolo della famiglia è fondamentale. Dobbiamo recuperare autorevolezza e consapevolezza del nostro compito educativo. Non a caso la legge riconosce agli insegnanti la qualifica di pubblico ufficiale. È un aspetto che non dovremmo mai dimenticare».