Morte di Lorena Paolini, il gip dispone l’archiviazione per il marito: fu suicidio

27 Luglio 2026
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Lorena_Paolini
La 53enne Lorena Paolini, fonte: Facebook

Il giudice per le indagini preliminari di Chieti chiude il procedimento a carico del marito, Andrea Cieri, indagato per omicidio volontario aggravato. Le ecchimosi sul collo e la corda mai ritrovata non bastano a sostenere l’ipotesi omicidiaria: «Gli elementi tecnici, genetici e cronologici convergono verso il suicidio»

CHIETI – Il gip del Tribunale di Chieti, Maurizio Sacco, ha disposto l’archiviazione del procedimento a carico di Andrea Cieri, indagato per omicidio volontario aggravato in relazione alla morte della moglie, Lorena Paolini, 53 anni, avvenuta il 18 agosto 2024 nella loro abitazione di Ortona. La decisione accoglie la richiesta avanzata a gennaio dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca, secondo cui la donna si sarebbe tolta la vita, come dichiarato dallo stesso Cieri in un interrogatorio tre mesi dopo i fatti.

All’archiviazione si erano opposti la sorella della vittima, Silvana Paolini, assistita dall’avvocato Francesca Di Muzio, e uno zio delle due sorelle, Leone Di Carlo, con l’avvocato Nicola Rullo. A destare sospetti era stata un’ecchimosi sul collo, un solco che aveva inizialmente fatto pensare a un possibile strangolamento.

Durante l’udienza del 9 luglio, l’avvocato Di Muzio – supportata dal medico legale Ildo Polidoro e da una consulenza del professor Gianluca Marella (Università Tor Vergata) – aveva parlato di un «solco da strangolamento atipico», sostenendo che i segni sul corpo indicassero «alta probabilità che la donna sia stata attinta da dietro», con una «dinamica di trascinamento» e «ecchimosi derivanti da un’azione chiaramente omicidiaria».

Un punto centrale dell’opposizione riguardava la corda che, secondo i familiari, sarebbe stata occultata nell’immediatezza dei fatti, impedendone il recupero e compromettendo la ricostruzione della dinamica.

Nell’ordinanza, il gip riconosce la gravità dell’episodio: «La sottrazione del mezzo costituisce condotta anomala, grave e processualmente rilevante, poiché ha alterato la scena e reso più difficoltoso l’accertamento iniziale». Tuttavia, precisa che tale condotta «non assume significato univoco in senso omicidiario».

Senza la corda originaria, osserva il giudice, «eventuali verifiche ricostruttive non potrebbero che fondarsi su assunzioni ipotetiche» e non sarebbero idonee a superare «la convergenza degli elementi tecnici, genetici, informatici e cronologici già esaminati».

La conclusione è netta: «L’ipotesi omicidiaria, inizialmente seria e doverosamente indagata, non ha trovato conferma all’esito degli approfondimenti svolti».

«Siamo amareggiati, io e i consulenti, per la decisione del Gip, che tuttavia non ci meraviglia, la rispettiamo. Ci prenderemo un tempo congruo per fare le nostre valutazioni». E’ quanto dichiara l’avvocato Francesca Di Muzio, legale di Silvana Paolini, dopo la decisione del Gip del Tribunale di Chieti.

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