Il giovane, affetto da fragilità psicologiche, era accusato di aver appiccato gli incendi che per mesi avevano allarmato i residenti di via Fabrizio De André
L’AQUILA – Si è concluso con un patteggiamento a due anni di reclusione il procedimento penale sui ripetuti incendi che, tra l’estate e l’autunno scorsi, hanno coinvolto i residenti del Progetto C.A.S.E. di Bazzano. Davanti al giudice del Tribunale dell’Aquila è approdata la vicenda che per mesi aveva richiesto interventi continui di forze dell’ordine e vigili del fuoco.
Lo rende noto Il Messaggero che ripercorre la vicenda giudiziaria del giovane affetto da una situazione di grave disagio psicologico.
L’unico imputato, H.S., 25 anni, aquilano di origine romena, è stato ritenuto dalla Procura l’unico responsabile dei roghi in via Fabrizio De André. Assistito dagli avvocati Antonio Valentini e Badar Salvemme, il giovane ha deciso di patteggiare una pena di due anni per incendio doloso. L’uomo è così tornato in libertà dopo l’arresto avvenuto a febbraio, a seguito di un diverbio familiare mentre si trovava ai domiciliari per la stessa indagine.
L’inchiesta, condotta dalla Seconda Sezione della Squadra Mobile dell’Aquila, ha ricostruito otto episodi, avvenuti tra luglio e novembre, dei quali il giovane è stato ritenuto responsabile. Rimane invece per il momento a carico di ignoti il procedimento per il rogo registrato a gennaio nella piastra N1.
La chiusura del procedimento non cancella tuttavia l’aspetto più delicato emerso nel corso dell’inchiesta: la condizione di vulnerabilità del giovane. Le analisi tecniche, il ricovero richiesto in psichiatria e gli elementi raccolti dagli investigatori delineano un profilo segnato da fragilità profonde, capaci di intrecciarsi con comportamenti imprevedibili e potenzialmente pericolosi.
Una vicenda che, oltre al capitolo giudiziario, riporta al centro il tema della presa in carico delle situazioni di disagio, soprattutto quando il confine tra sofferenza personale e rischio per la collettività diventa sottile. In questo senso, il caso di Bazzano lascia aperta una sfida più ampia per le istituzioni: riconoscere e intercettare la debolezza prima che si trasformi in emergenza sociale.