La Guardia di Finanza di Varese smantella un sistema di crediti d’imposta falsi generati da società inesistenti, alcune con sede anche nel Pescarese. Undici imprenditori indagati, 64 società coinvolte tra cartiere e beneficiarie. Sequestrati 200 milioni e recuperati 36 milioni grazie alle rinunce spontanee di otto aziende
PESCARA – C’è anche il territorio pescarese nella maxi‑frode da 200 milioni di euro in crediti fiscali falsi scoperta dalla Guardia di Finanza di Varese, al termine di una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio. Una rete di società “cartiere”, dislocate in tutta Italia – tra cui Pescara, Modena, Savona, Caserta, Treviso, Brescia, Milano, Napoli, Torino e Roma – avrebbe generato crediti d’imposta inesistenti poi ceduti a imprese compiacenti.
Nei giorni scorsi le Fiamme Gialle hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 11 imprenditori residenti tra Napoli, Caserta, Milano, Potenza e Roma, ritenuti responsabili di aver acquistato e detenuto crediti fraudolenti in attesa di compensarli con tasse, imposte e contributi.
Il sistema, ricostruito dagli investigatori della Compagnia di Gallarate e della Sezione di Polizia Giudiziaria, prevedeva la creazione di società prive di attività reale, costituite al solo scopo di presentare dichiarazioni dei redditi gonfiate per ottenere crediti d’imposta milionari. Emblematico il caso di una società che, in un solo anno, aveva avanzato la pretesa di un credito da quasi 100 milioni di euro.
Già nel luglio 2025 era scattato un sequestro preventivo da 200 milioni di euro nei confronti di 19 società beneficiarie della frode, seguito dalla chiusura di altre 45 società fittizie, tra cui quelle con sede nel Pescarese, utilizzate per la generazione e la cessione dei crediti falsi.
L’indagine ha prodotto anche un risultato immediato per l’Erario: otto società destinatarie del provvedimento cautelare hanno scelto di rinunciare spontaneamente ai crediti contestati, presentando dichiarazioni integrative e consentendo allo Stato di recuperare 36 milioni di euro.
La Guardia di Finanza sottolinea che l’azione di contrasto alle frodi fiscali non si limita alla repressione, ma punta anche alla prevenzione e alla promozione della compliance, con particolare attenzione ai circuiti fraudolenti legati alle indebite compensazioni e alla circolazione di crediti d’imposta fittizi.