Export in crescita per l’Abruzzo: nel 2025 sfiorati i 10 miliardi di euro

11 Marzo 2026
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Container accatastati pronti per il trasporto internazionale: un’immagine simbolo della crescita dell’export abruzzese

Secondo i dati Istat le esportazioni regionali nel 2025 raggiungono i 9,96 miliardi di euro, con un aumento del 6,9% rispetto all’anno precedente. Un risultato superiore sia alla media nazionale sia a quella del Mezzogiorno, trainato soprattutto dai mercati extra Ue e da alcuni comparti industriali

PESCARA – L’export abruzzese continua a crescere e nel 2025 registra un risultato superiore alla media nazionale. Secondo i dati diffusi dall’Istat relativi al quarto trimestre dell’anno 2025, le esportazioni regionali hanno raggiunto un valore complessivo di 9,96 miliardi di euro, con un incremento del 6,9% rispetto al 2024.

Un andamento decisamente positivo se confrontato con il quadro italiano, dove l’aumento medio si ferma al +3,3%, e ancora di più rispetto all’area del Mezzogiorno, che segna una crescita più contenuta pari al +1,2%. Guardando alla destinazione dei prodotti abruzzesi, le vendite verso i Paesi dell’Unione Europea mostrano una crescita moderata, pari allo 0,9%, mentre è molto più marcato l’aumento delle esportazioni verso i mercati extra Ue, che fanno registrare un balzo del +13,4%.

Nel panorama nazionale, l’Abruzzo si colloca tra le regioni con un andamento positivo dell’export, anche se alcuni territori registrano incrementi ancora più consistenti. In particolare spiccano Toscana (+21,3%), Friuli Venezia Giulia (+17,8%), Calabria (+10,8%), Liguria (+10,2%) e Lazio (+9,6%). Sul versante opposto, invece, si evidenziano cali significativi in Basilicata (-17,8%), Sardegna (-11,4%), Sicilia (-10,8%) e Marche (-7,6%).

L’analisi dei settori produttivi evidenzia dinamiche molto diverse tra loro. Gli aumenti più rilevanti riguardano il comparto del coke e dei prodotti petroliferi raffinati, che registra un incremento particolarmente elevato pari al +701,2%. Crescite importanti si rilevano anche per gli altri prodotti manifatturieri non classificati altrove (+153,4%), per gli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+56,5%) e per i prodotti legati al trattamento dei rifiuti e alle attività di risanamento (+40,2%).

Non mancano tuttavia i settori in difficoltà. Tra quelli che mostrano le flessioni più marcate figurano i prodotti dell’estrazione di minerali da cave e miniere, che crollano dell’88,1%, seguiti dai computer, apparecchi elettronici e ottici (-17,2%) e dai metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchinari e impianti (-16,9%).

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