Cresce il numero delle presunte vittime: 47 le denunce. Ipotesi di reati anche per diffusione illecita di immagini
L’AQUILA – L’inchiesta sulle microcamere installate negli appartamenti in affitto in via degli Acquaviva all’Aquila continua ad ampliarsi e a rivelare contorni sempre più inquietanti.
Le ultime verifiche sugli archivi sequestrati hanno infatti mostrato che le registrazioni non risalgono soltanto al 2022, come inizialmente ipotizzato, ma arrivano fino al 2019, aprendo così alla possibilità che il numero delle persone spiate sia molto più alto di quanto emerso finora.
Aumentano intanto anche le denunce presentate da affittuari e ospiti che hanno raggiunto quota quarantasette e che potrebbero crescere ulteriormente man mano che gli investigatori ricostruiranno l’intero periodo in cui le telecamere sarebbero rimaste attive.
L’indagato è un cinquantaseienne aquilano, titolare di un bar nel capoluogo, già sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento agli immobili di sua proprietà.
Secondo l’accusa avrebbe installato microcamere nei bagni degli appartamenti affittati a studenti universitari, professionisti e allievi della Scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di Finanza, registrando la loro quotidianità senza alcuna autorizzazione.
Le indagini procedono su due binari paralleli, da un lato l’ipotesi di interferenza illecita nella vita privata per la collocazione dei dispositivi di ripresa in ambienti domestici, dall’altro la possibile diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, un’ipotesi investigativa aggiunta successivamente e legata al sospetto che parte del materiale possa essere stato condiviso o fatto circolare.
Gli inquirenti stanno inoltre verificando se tra le persone riprese possano esserci anche minorenni, un elemento che aggraverebbe ulteriormente il quadro accusatorio e renderebbe ancora più delicata la gestione dell’intero fascicolo. La vicenda, che ha scosso profondamente la comunità aquilana, sembra destinata a estendersi ancora, in attesa che l’analisi completa dei dispositivi sequestrati consenta di definire con precisione la durata delle registrazioni e l’effettivo numero delle vittime coinvolte.