Riprende il processo bis sulla tragedia di Rigopiano: la Procura di Perugia ribadisce che il disastro poteva essere prevenuto e chiede condanne per dieci imputati, tra cui sei dipendenti della Regione Abruzzo
PERUGIA – Sono tornate ad aprirsi oggi le porte della Corte d’Appello di Perugia per una nuova sentenza del processo bis sulla tragedia di Rigopiano, dove ancora un volta, la Procura ha ribadito che il disastro poteva e doveva essere prevenuto.
Nel suo intervento, il sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Perugia, Paolo Barlucchi ha respinto le richieste di assoluzione avanzate dai difensori, ribadendo le richieste di condanna per dieci imputati. In particolare, la Procura generale ha chiesto pene di tre anni e dieci mesi per sei dipendenti della Regione Abruzzo, assolti nei primi due gradi di giudizio e ora nuovamente imputati per omicidio colposo plurimo in concorso e per crollo di costruzioni colposo aggravato.
Le accuse si concentrano su presunte omissioni, tra cui la mancata predisposizione della Carta di localizzazione dei pericoli da valanga, ritenuta uno strumento essenziale di prevenzione.
Il procuratore generale ha inoltre chiesto che siano confermate le condanne già inflitte ai tecnici della Provincia di Pescara, Mauro Di Blasio e Paolo D’Incecco, a tre anni e quattro mesi, così come quelle a due anni e otto mesi per l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, e per il geometra comunale Enrico Colangeli.
La Corte, presieduta dal giudice Paolo Micheli, si avvia ora verso la decisione finale. Infatti, eccezion fatta per dei rinvii legati a eventuali contro-repliche delle difese, la sentenza è attesa per l’11 febbraio. Una data simbolica, che arriva a nove anni da una delle tragedie più gravi avvenute in Abruzzo, a pochi giorni dalle cerimonie di commemorazione.