Fino al 21 febbraio una mostra antologica dedicata al pittore di Castel di Sangro al museo Paparella Treccia Devlet, dove sono in esposizione anche 151 antiche maioliche di Castelli
PESCARA – Le condizioni di vita degli ultimi, la fatica dei contadini, la povertà e il lavoro raccontati senza idealizzazioni, attraverso una pittura capace di trasformare la realtà quotidiana in denuncia sociale. È l’opera di Teofilo Patini, uno dei principali interpreti del verismo italiano dell’Ottocento, nato a Castel di Sangro nel 1840, al quale è dedicata la mostra antologica “Teofilo Patini. Le verità dipinte”, che sarà visitabile al museo Paparella Treccia Devlet di Pescara fino al 21 febbraio.
Formatosi a Napoli, dove morì nel 1906, Patini dopo un periodo di perfezionamento a Roma, tornò a rivolgere la propria attenzione alla realtà contemporanea e in particolare al suo Abruzzo e alle popolazioni rurali della regione. Non si limitò alla rappresentazione documentaria della miseria, ma utilizzò il realismo per restituire dignità ai suoi protagonisti e offrire uno sguardo sociale sull’Italia postunitaria.
Nei quadri di Patini il mondo contadino abruzzese diventa il simbolo di una condizione più ampia, quella delle classi popolari alle prese con povertà, fatica e marginalità. La mostra pescarese prende spunto proprio da questa capacità di trasformare la pittura in una testimonianza. Il titolo stesso, “Le verità dipinte”, richiama il rapporto diretto dell’artista con una realtà osservata e raccontata senza abbellimenti una realtà che a oltre un secolo di distanza conserva una forte attualità.
Durante la mostra dedicata a Patini sarà possibile anche ammirare la collezione di 151 antiche maioliche di Castelli appartenente alla Fondazione Paparella, manufatti realizzati tra il Cinquecento e l’Ottocento dai principali maestri della tradizione castellana, come Francesco Grue e Carlo Antonio Grue, quest’ultimo considerato uno dei massimi interpreti della maiolica barocca di Castelli.
