Il sindaco presenta il documento approvato in consiglio e replica accuse dell’opposizione: «Costruito sulla realtà della città, dalla minoranza ossessione per i refusi»
PESCARA – Oltre 700 edifici e infrastrutture mappati, georeferenziati, classificati e descritti. Solo per i rischi idraulici, le frane e gli incendi sono state elaborate circa 120 tabelle di scenario, alle quali si aggiungono le analisi relative al rischio maremoto, industriale, ferroviario, aeroportuale, ai blackout elettrici e idrici e altre possibili emergenze. Così il sindaco Carlo Masci sintetizza il Piano di Protezione civile, adottato dal consiglio comunale.
Il Piano è stato attaccato dai gruppi di minoranza, che lo hanno bollato come un «assemblaggio di documenti» e «copia e incolla». Accuse che, secondo Masci, mostrano che chi critica «non conosce il lavoro svolto e il contenuto di uno strumento costruito sulla realtà di Pescara, attraverso analisi territoriali approfondite. Le linee generali sono necessariamente comuni, mentre ciò che conta è come vengono applicate al territorio».
Il sindaco evidenzia che «nel Piano di Pescara sono stati analizzati nel dettaglio la popolazione esposta, gli edifici, le infrastrutture, la viabilità, le aree di emergenza, i cancelli, i percorsi di evacuazione, le risorse disponibili e le procedure operative: è questa enorme mole di informazioni specifiche sulla nostra città a rendere totalmente infondata l’accusa di un “copia e incolla”».
Tra le altre cose sono state criticate le analogie nella struttura con il Piano di Montesilvano. «C’è una precisa ragione tecnica», spiega Masci, «rispondono ai criteri di interoperabilità previsti dal Codice della Protezione civile. In caso di emergenze che coinvolgano più Comuni è fondamentale che soccorritori e Centri operativi comunali possano lavorare con procedure, linguaggi e sistemi compatibili. Un’esigenza ancora più evidente nella prospettiva della Nuova Pescara».
«Concentrarsi ossessivamente sulla ricerca di possibili errori o refusi», continua il primo cittadino, «arrivando perfino a contestare dei recapiti telefonici all’interno di un documento composto da oltre 300 pagine, senza neppure considerare gli allegati e le tavole planimetriche, è un tentativo miope e privo di una reale lettura tecnica di uno strumento che organizza complessivamente il sistema di Protezione civile nelle sue articolazioni comunali e sovracomunali».
«Gli uffici continueranno a lavorare per definire ulteriormente i piani operativi di dettaglio e programmare interventi destinati a migliorare sistemi di allerta, comunicazione e informazione alla cittadinanza. Nei prossimi mesi partirà anche un programma specifico di informazione che coinvolgerà scuole, volontari, altri enti pubblici e più in generale tutta la popolazione. Perché un Piano di Protezione civile», conclude il sindaco, «non è soltanto un documento approvato dal consiglio comunale: deve diventare uno strumento conosciuto, operativo e condiviso, capace di indicare con chiarezza cosa fare e come intervenire nel momento in cui Pescara dovesse trovarsi ad affrontare un’emergenza».