Niente nuovi fondi alla Pescara-Roma, D’Alfonso porta il caso in Parlamento

23 Luglio 2026
1 minuto di lettura

Potenziamento della ferrovia tra l’Adriatico e il Tirreno, il deputato Pd accusa la Regione: non ha saputo tutelare gli interessi dell’Abruzzo. E chiede al Governo di spiegare l’esclusione dai 4 miliardi di finanziamenti

PESCARA – Un’interrogazione al Governo per chiedere perché il potenziamento della linea ferroviaria Pescara-Roma sia rimasto fuori dai circa 4 miliardi di euro destinati invece dal ministero a nuove infrastrutture ferroviarie, quali la Napoli-Bari o l’Alta velocità Milano-Venezia: la annuncia il parlamentare del Partito democratico, Luciano D’Alfonso.

«Nel corso del 2025 sono partiti i primi lavori sulle tratte finanziate», ricorda D’Alfonso, «ma parliamo appena di una fetta di opere su un progetto molto più ampio: il costo complessivo stimato è ormai nell’ordine dei 15-16 miliardi di euro, suddiviso in numerosi lotti che dovranno essere finanziati progressivamente. L’Aggiornamento 2025 del Contratto di programma Rfi 2022-2026, che ha messo a disposizione circa 4 miliardi di euro di nuove risorse per le infrastrutture ferroviarie nazionali, aveva alimentato delle legittime aspettative»

Per questo assume particolare gravità un’esclusione che, per il parlamentare del Pd, ha «un’unica lettura possibile: il governo regionale non ha la capacità di sostenere le istanze abruzzesi», afferma D’Alfonso tirando in ballo anche i parlamentari abruzzesi della maggioranza, e chiedendo come si intenda procedere per recuperare fondi per «un’opera abruzzese che non può essere trattata come un’infrastruttura locale, ma è la cerniera trasversale tra il medio Adriatico, la capitale e la rete Alta velocità nazionale che deve consentire all’Abruzzo e al medio Adriatico di non restare ai margini di quella stessa geografia ferroviaria».

D’Alfonso tira in ballo il presidente Marco Marsilio che «non ha saputo imbastire e utilizzare in modo positivo la politica del dialogo, della trattativa costruttiva, della capacità persuasiva, nonché la conclamata filiera istituzionale». E a lui direttamente chiede «come pensa che si sentano quelle famiglie che sono state costrette ad abbandonare i propri terreni e case per quell’opera divenuta per mesi un casus belli e, ora, si trovano dinanzi al disinteresse della sua istituzione nei confronti della stessa ferroviarizzazione, vedendo vanificati la loro rinuncia e il loro sforzo obbligato?».

Altro da

Non perdere