Il primo cittadino Giovanni Di Pangrazio scrive ai colleghi dei territori fragili per creare una rete comune: in autunno un’assemblea aperta su sanità, welfare e risorse
AVEZZANO – Fare squadra per superare l’isolamento e restituire centralità alle aree interne dell’Abruzzo. Con questo obiettivo il sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, ha inviato una lettera a tutti i primi cittadini dei territori montani e marginali della regione, invitandoli a unire le forze all’interno del progetto-pilota della “Quinta Provincia”.
Dopo essere stato presentato ufficialmente alla Commissione Europea nel mese di giugno, il piano punta ora a costruire una cabina di regia partecipata, capace di coinvolgere direttamente gli amministratori locali in una strategia di sviluppo condivisa. L’iniziativa sfocerà in una grande assemblea aperta a tutti i territori, prevista per il prossimo autunno.
Le priorità al centro dell’agenda riguardano in primo luogo la riorganizzazione dei servizi essenziali, a partire dalla medicina di prossimità e da un welfare integrato.
«Tutte le aree interne dell’Abruzzo, se vogliono, possono ricomporsi e ricomprendersi in un’unica identità collettiva, con una strategia condivisa. In primo luogo, – afferma il sindaco Giovanni Di Pangrazio – bisogna ripensare le politiche sanitarie delle aree interne, rendendo l’offerta sanitaria “più presente”, con la telemedicina e le televisite. Dovrebbe essere riprogrammato, inoltre, anche un nuovo modello di welfare, integrato ma diffuso, che offra un servizio di raccordo tra tutti i territori. Torno a ripetere che le leggi, regionali, statali o europee, devono saper “leggere” le fragilità dei territori: nessuno si aspetta la bacchetta magica, ma bisogna cambiare modo e metodo di lavoro per quel che riguarda l’approccio alle politiche delle aree interne: su una Regione come l’Abruzzo, ad esempio, non si può lavorare con squadra e compasso per finanziamenti, aiuti e risorse, creando, a volte, dei paradossi e dei disequilibri che vanno a danneggiare ancora di più borghi e paesi. Nemmeno, infine, è più pensabile che i sindaci continuino ad “elemosinare” attenzioni e fondi per le loro comunità, viste anche le difficoltà di bilancio che hanno i piccoli Comuni e i Comuni montani».
L’ambizione del progetto non è quella di creare un nuovo ente burocratico, bensì una rete trasversale in grado di ribaltare i tradizionali equilibri tra i centri urbani principali e le aree periferiche.
«Riteniamo – conclude il sindaco – che le aree interne abruzzesi debbano essere considerate come un ecosistema autonomo, con strategie e soluzioni proprie. La proposta della Quinta Provincia, che nasce da una suggestione, punta a ribaltare proprio i rapporti finora vigenti ed esistenti tra centri e periferie: è un’entità trasversale rispetto agli attuali confini amministrativi delle province, un primo sasso gettato nello stagno di una progettualità tutta nuova».