L’ex sindaco alla guida della commissione Statuto del Nuovo Comune:«Al lavoro per superare gli ultimi ostacoli tecnici, sul rinvio la Regione decida a breve». Dai servizi decentrati ai nomi delle strade: «Creare meno disagi possibili affinché il cittadino non percepisca questo cambiamento come una penalizzazione ma ne colga opportunità e vantaggi». Nuovo gonfalone, si riparte dalle bozze del 2023
PESCARA – Un caso unico in Italia, che richiama alla mente la riunificazione di Berlino. Non per eccesso di ambizioni o presunzione, ma perché la natura policentrica deve essere una caratteristica del nuovo Comune di Pescara. È l’idea di Luigi Albore Mascia, consigliere comunale ed ex sindaco di Pescara, da ieri presidente della commissione Statuto del Nuovo Comune, chiamata a governare un passaggio fondamentale per completare il cammino di fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore. Un cammino sul quale lui stesso all’inizio nutriva perplessità, almeno fino all’esito del referendum del 2014. Ma nel quale si è impegnato «a testa bassa» nel momento in cui si è manifestata la volontà popolare, perché, come sottolinea, «la democrazia è un tesoro irrinunciabile».
Albore Mascia, secondo lei nascerà nel 2027 la Nuova Pescara?
«Non sono in grado di dire quale sarà la data in cui nascerà, ma faccio questa considerazione: se fino all’anno scorso c’erano ancora, anche a livello di vertici istituzionali, perplessità e resistenze, oggi c’è la consapevolezza da parte di tutti che è un processo inarrestabile, che nessuno più mette in dubbio».
Quindi non è una questione politica, ma meramente tecnica?
«Sono stati fatti passi da gigante, ma occorrerebbe un supplemento di tempo. Sicuramente l’ultimo, e su questo tutti sono d’accordo, per creare una sorta di attività transitoria che non faccia trovare impreparato il nuovo Comune che nascerà. E soprattutto affinché non ci siano disservizi, disagi o inefficienze per questa grande comunità di circa duecentomila abitanti».
Allora un pronostico non lo fa?
«Non lo faccio perché non è una partita di calcio. È al legislatore regionale che spetta la parola su questo: deve pronunciarsi, entro breve, sulla situazione prospettata dai Comuni, e soprattutto dai vertici tecnici dei Comuni, sul fatto che è necessario mettere a punto tutta una serie di attività che non potrebbero essere concluse entro fine anno».
Le prime elezioni comunali della Nuova Pescara, quando ci saranno, le immagina con liste che avranno forti richiami territoriali oppure con tutti quanti che ragionano già come in una città unica?
«Qui entra in gioco l’attività della commissione che sono stato chiamato a presiedere per stabilire anche i criteri di rappresentanza dei territori. Non è pensabile immaginare un territorio di cento chilometri quadrati e duecentomila persone che non abbia forme di decentramento. Anche per cose pratiche: la signora Maria di Villa Verrocchio per rinnovare la carta di identità non deve necessariamente venire a piazza Italia, ma deve trovare sedi decentrate, quindi delle circoscrizioni o dei municipi, che di fatto siano una sorta di rappresentanza anche territoriale. Non repliche dei Comuni di oggi, perché qualcuno può banalizzare e dire “ma allora non abbiamo fatto nessuna fusione, clonate i Comuni esistenti”. Parlo di un decentramento già tratteggiato nella bozza di Statuto del 2023, che prevede presidi all’interno dei territori che in qualche modo siano governati in maniera autonoma, ma delegata dal Comune centrale Pescara, e che possano però avere in autonomia l’organizzazione di determinati servizi».
Un nuovo Comune avrà anche dei nuovi simboli, a partire da un nuovo stemma.
«Anche su questo dobbiamo ragionare. Ci sarà un unico gonfalone e ci sono delle bozze che dobbiamo rispolverare, predisposte già tra il 2022 e il 2023. Dobbiamo raggiungere un accordo. Come tra l’altro sembra positivamente superata la questione del nome: quattro anni fa c’erano resistenze, si parlava di “Nuova Pescara” o “Grande Pescara”; ora l’idea è che il nuovo soggetto territoriale si chiamerà Pescara, comprendendo i territori che oggi sono di Spoltore e di Montesilvano ma che un giorno saranno un unicum».
Altra questione pratica: nel nuovo Comune si ritroveranno molte strade con lo stesso nome.
«È uno degli aspetti sottolineati nella relazione dei dirigenti. Sembra una sciocchezza ma non lo è affatto. Potrebbe essere facilmente risolto cambiando il nome della strada, ma si creerebbero problemi ai cittadini che dovranno rinnovare i documenti e non solo. È una parte delicata per la quale occorre tempo: come altre questioni, lavoriamo per creare meno disagi possibili, cioè per fare in modo che il cittadino non percepisca questo cambiamento come un ostacolo o una penalizzazione, ma colga invece delle opportunità e dei vantaggi».
I problemi grandi e piccoli sono tanti, insomma.
«È anche inevitabile perché la questione di Pescara non ha precedenti in Italia. Parlando di questo processo di fusione fra tre città, io in un discorso pubblico ho evocato quello che si è fatto a Berlino dopo la caduta del muro nel 1989. Non è che dobbiamo imitare un modello tedesco, ma se vogliamo in qualche modo immaginare una situazione critica, complessa, possiamo pensare ai tedeschi che hanno affrontato la fusione di due grandi realtà territoriali e metropolitane come Berlino Est e Berlino Ovest, due grandi città con più centri che oggi sono una grande città policentrica. Così la nuova Pescara dovrà essere una città policentrica».
In questi giorni si è tornato a parlare anche di Città metropolitana.
«Nella commissione Statuto comunale che presiedo già abbiamo ospitato l’onorevole Giulio Sottanelli che ha illustrato il suo progetto di legge, sottolineando che non è un’idea concorrente rispetto a quella del nuovo Comune di Pescara ma complementare, che comporterebbe la scomparsa della provincia di Pescara. Per parlarne di nuovo, venerdì sarà ospite nella stessa commissione Nazario Pagano, presidente della commissione Affari istituzionali in Parlamento: con lui vorremmo capire quali sono tempi e iter di questo progetto e se ci sono le condizioni per realizzarlo».
Perché lei all’inizio era contrario alla fusione dei Comuni?
«Nel 2014 votai no, ma non perché ero contrario concettualmente. Non era una valutazione dogmatica o di merito. Ritenevo che la politica stesse lanciando una sfida troppo grande e da amministratore di lungo corso pensavo alle tante difficoltà, sapendo che generalmente noi abruzzesi non siamo portati alle semplificazioni ma siamo più inclini alle parcellizzazioni. Avevo forti dubbi che questo processo dal punto di vista tecnico e amministrativo potesse realizzarsi. Del resto dal 2014 sono passati 12 anni!»
Però oggi la pensa diversamente.
«Sono un uomo delle istituzioni e, quindi, la democrazia per me è un tesoro irrinunciabile. Quando con il referendum le comunità hanno deciso di procedere, un minuto dopo la mia perplessità era terminata. Se la volontà popolare era quella di realizzare il nuovo Comune di Pescara, bisognava mettersi a lavorare a testa bassa per realizzare la fusione».
E ora con un ruolo di responsabilità rilevante.
«Sì, dando io per primo un contributo storico perché, con il ruolo che ho assunto ieri, probabilmente un giorno, tra i padri costituenti del nuovo Comune di Pescara, si annovererà anche Luigi Albore Mascia. Di questo sono orgoglioso».
Sarà un amministratore anche del nuovo Comune di Pescara?
«Questo non lo posso sapere: dipende sempre dalla volontà popolare».
Quando si comincerà a “litigare” per i primi candidati a sindaco di Nuova Pescara?
«Diciamo a “trattare”. Dipende dalla scadenza: se resta quella del 2027 si può iniziare a discutere già domani, se sarà il 2029 ci sono nel frattempo altri appuntamenti e quindi è assolutamente prematuro».