La manifestazione partirà il 17 luglio dalla Prefettura. USB: “Le morti sul lavoro non sono fatalità, servono più controlli e tutele per tutti i lavoratori”
TERAMO – Un corteo per ricordare Issouf Koné e chiedere verità e giustizia sulla sua morte. È quello organizzato per venerdì 17 luglio a Teramo, con ritrovo davanti alla Prefettura in corso San Giorgio, a poco più di un mese dalla tragedia costata la vita al 33enne nel cantiere dell’Anello dei Sibillini, nell’area del lago di Gerosa.
Alla manifestazione parteciperanno i familiari del giovane, la comunità ivoriana, l’Associazione Migranti Teramana (AMT) e tutte le realtà sociali, sindacali e i cittadini che vorranno aderire all’iniziativa.
A promuovere l’appello è l’Unione Sindacale di Base Abruzzo e Molise, che invita a riflettere sulle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla situazione dei lavoratori migranti. «La morte di Issouf Koné, residente a Teramo da oltre dieci anni, impone una riflessione profonda sulle condizioni di chi lavora e, in particolare, di migliaia di lavoratrici e lavoratori migranti nel nostro Paese», si legge nella nota.
Il sindacato sottolinea la necessità di fare piena luce sull’accaduto. «Chiediamo che siano accertate tutte le responsabilità. La morte di Issouf non può essere archiviata come una semplice fatalità: troppo spesso le morti sul lavoro sono il risultato di un sistema che mette il profitto davanti alla sicurezza».
USB evidenzia inoltre come molti lavoratori stranieri siano impiegati nei settori più pesanti e rischiosi, dall’edilizia all’agricoltura, passando per logistica e industria, spesso in condizioni di precarietà che rendono difficile denunciare irregolarità o rifiutare mansioni prive delle necessarie tutele.
Il sindacato chiede il rafforzamento dei controlli nei cantieri e nei luoghi di lavoro, il contrasto al lavoro nero e agli appalti al massimo ribasso, politiche migratorie che garantiscano maggiori tutele e l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro, come previsto da una proposta di legge ferma da due anni in Senato. «Nessuno dovrebbe uscire di casa per andare al lavoro e non farvi più ritorno», conclude il sindacato.