Il presidente provinciale della Fimmg di Teramo (la federazione dei medici di medicina generale) critica l’attuazione della sanità territoriale: “Molte sedi erano già esistenti, ma servono medici, telemedicina e una vera organizzazione”. L’allarme della Fimmg Teramo anche sulle aree interne, dove la carenza di medici lascia scoperti comuni come Tossicia e Castilenti
TERAMO – Le Case della comunità previste dal Pnrr stanno prendendo forma, ma il rischio è che restino strutture prive dei servizi per cui sono state pensate. A sostenerlo è Ercole Core, presidente provinciale della Fimmg di Teramo, che fa un distinguo tra la realizzazione dei presidi sanitari e la loro effettiva operatività.
La Regione Abruzzo ha annunciato l’attivazione di 41 Case della comunità sulle 43 previste, distribuite in 11 nella Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, 15 nella Asl Lanciano-Vasto-Chieti, 6 nella Asl di Pescara e 8 nella Asl di Teramo. Per Core, però, il dato non racconta fino in fondo la situazione. «Molte strutture esistevano già», fa notare, spiegando che in diversi casi si è trattato di sedi già presenti sul territorio, come le ex Uccp (unità di cure complesse primarie) alle quali è stata assegnata la nuova denominazione prevista dal Pnrr.
Secondo il presidente della Fimmg teramana, il problema non riguarda tanto gli immobili quanto i servizi. «Le Case della comunità devono diventare luoghi in cui operano medici di medicina generale, infermieri, specialisti e servizi territoriali integrati – aggiunge Core – Se manca questa organizzazione, restano semplicemente strutture», è il senso della sua analisi.
Il presidente Fimmg richiama anche il tema degli ospedali di comunità, previsti per alleggerire la pressione sugli ospedali per acuti attraverso ricoveri a bassa intensità assistenziale. In provincia di Teramo, ricorda, quelli previsti a Teramo e ad Atri «non sono ancora operativi». Anche la telemedicina, pur finanziata dal Pnrr, secondo il presidente della Fimmg è «ancora lontana da un utilizzo diffuso nella pratica quotidiana».
L’altra emergenza riguarda le aree interne. «Mancano medici di medicina generale e i piccoli comuni sono quelli che pagano il prezzo più alto», afferma Core, citando i casi di Tossicia e Castilenti. I professionisti disponibili tendono infatti a scegliere sedi più popolose, lasciando scoperti i territori montani, dove vive una popolazione mediamente più anziana e con maggiori bisogni assistenziali.
Per garantire un servizio alla popolazione sono stati attivati anche gli ambulatori mobili, i cosiddetti camper della salute, dotati di infermieri, punti prelievo, ecografi ed elettrocardiografi. «Potrebbero rappresentare una risorsa importante – evidenzia Core – ma solo se inseriti in una rete organizzata con i medici di famiglia e collegati alla telemedicina». In assenza di questo coordinamento, il loro utilizzo rischia di restare limitato.
Sul piano più generale, il presidente provinciale della Fimmg chiede un cambio di metodo nella programmazione della sanità territoriale. A suo giudizio è necessario definire prima i servizi da garantire ai cittadini e solo successivamente individuare le risorse economiche necessarie, attraverso un confronto tra Regione, Asl e medici di medicina generale. «Non si può pensare – sostiene Core – di riorganizzare la medicina del territorio soltanto con delibere e atti amministrativi, senza coinvolgere chi ogni giorno lavora sul campo».