Rito abbreviato per il fallimento Anno Zero Service spa. Assolto l’ex assessore Seccia, rinvio a giudizio per altri cinque imputati
PESCARA – L’assessore all’Urbanistica del Comune di Pescara, Claudio Croce, è stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione, pena sospesa, per bancarotta fraudolenta e reati tributari in concorso nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento della Anno Zero Service spa. La sentenza è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pescara, Mariacarla Sacco, al termine del rito abbreviato. Per Croce, già componente del consiglio di amministrazione e mediatore della società, è stata disposta anche l’inabilitazione all’esercizio d’impresa e l’incapacità a ricoprire incarichi direttivi per la stessa durata della pena.
Assolto invece, perché il fatto non costituisce reato, l’ex assessore comunale Eugenio Seccia. Condannata anche Laisa Del Ciotto, componente del collegio sindacale della spa, a un anno e quattro mesi con sospensione condizionale. In un procedimento separato ha patteggiato tre anni Mirko Paolini, ex amministratore unico e presidente del Cda. Per altre cinque persone coinvolte nella stessa inchiesta il giudice ha disposto il rinvio a giudizio davanti al Tribunale collegiale, con udienza fissata per il 13 ottobre 2026.
L’indagine riguarda quello che gli inquirenti definiscono un sistematico svuotamento della Anno Zero Service spa, dichiarata fallita il 3 novembre 2020: secondo l’accusa, gli imputati avrebbero distratto asset e liquidità, omesso il versamento di Iva e ritenute per milioni di euro e abusato della procedura di concordato preventivo per ritardare il fallimento, aggravando il dissesto della società.
“Sono profondamente amareggiato per l’esito del giudizio che mi riguarda”, ha commentato a caldo Croce, “pur rispettando il lavoro della magistratura, continuo a ritenermi assolutamente estraneo ai fatti contestati. Attendiamo le motivazioni della sentenza per presentare ricorso in appello e dimostrare la mia totale innocenza. Ci tengo a precisare che si tratta di una vicenda che non riguarda l’ambito pubblico e comunale. Continuerò a svolgere il mio ruolo con responsabilità, trasparenza e dedizione, nell’interesse esclusivo della città”.
“Resto a disposizione del sindaco e della cittadinanza”, ha aggiunto, “con la convinzione che la verità emergerà pienamente nel corso del giudizio di appello. Un pensiero, infine, alla mia famiglia che sa bene la mia innocenza e mi supporta in questo momento. Ringrazio la mia famiglia e le tantissime persone che mi hanno manifestato la loro vicinanza e convinzione della mia innocenza”.
Interviene anche il sindaco Carlo Masci: “Sono molto amareggiato per Claudio Croce, che considero una persona seria, corretta, onesta e personalmente incapace di commettere qualsiasi reato”, ha detto il sindaco. “Lui non è riuscito, in prime cure, a far emergere pienamente le ragioni del proprio operato, che non attiene alla sua attività amministrativa all’interno nel Comune di Pescara, ma alla sua attività professionale. Ho fiducia che nel processo di appello Croce riuscirà a dimostrare la sua innocenza”.
Il primo cittadino ha continuato dicendo di aver “appreso con grande piacere dell’assoluzione di Eugenio Seccia, che già nel giudizio di primo grado è riuscito a dimostrare la propria totale estraneità ai fatti contestati e la sua assoluta innocenza. Non avevo alcun dubbio su questo, conoscendo la persona e il professionista che è. Seccia ha sempre agito nel rispetto della legge e non poteva che essere assolto”.
E ancora a proposito della condanna di Croce: “La storia giudiziaria del nostro Paese ci insegna che bisogna andarci molto cauti nell’esprimere giudizi sulle sentenze non definitive, che possono essere sempre riformate nei vari gradi di giudizio. È già successo, invero che chi ha espresso giudizi affrettati prima della conclusione dell’intero iter processuale sia stato poi clamorosamente smentito. Un processo è, per sua natura, un percorso che si sviluppa attraverso i diversi gradi di giudizio previsti dal nostro ordinamento a garanzia dell’imputato. Solo una sentenza definitiva può dare certezza a quel percorso. Fino a quel momento è doveroso mantenere equilibrio, rispetto per il lavoro della magistratura e piena fiducia nei principi dello stato di diritto”.
“Le valutazioni definitive possono essere fatte esclusivamente alla conclusione del procedimento. Prima di allora ritengo giusto evitare processi (e condanne) mediatici anticipati, nel rispetto della presunzione di innocenza e delle garanzie che la nostra Costituzione riconosce a ogni cittadino”, ha concluso il sindaco.