Teramo, caldo nei capannoni e straordinari: protestano i sindacati dei metalmeccanici e chiedono controlli urgenti

16 Giugno 2026
2 minuti di lettura
Sindacati dei metalmeccanici di Teramo

Temperature elevate nei capannoni, settimane lavorative fino a 56 ore e lavoratori somministrati considerati più vulnerabili: i sindacati dei metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil, Felsa Cisl e Nidil Cgil chiedono l’intervento della Prefettura e dell’Ispettorato territoriale del lavoro e annunciano possibili iniziative di protesta

TERAMO – Nei capannoni industriali del Teramano si aggravano le condizioni di lavoro tra caldo e straordinari, con i sindacati che chiedono interventi urgenti. Le sigle Fim Cisl, Fiom Cgil, Felsa Cisl e Nidil Cgil Teramo chiedono un intervento urgente della Prefettura e dell’Ispettorato territoriale del lavoro per verificare le condizioni negli stabilimenti metalmeccanici e automotive della provincia.


Le organizzazioni sindacali, pur esprimendo apprezzamento per il decreto che introduce tutele per chi lavora all’aperto durante le ondate di calore, pongono una domanda: «Chi tutela la salute di chi opera all’interno dei capannoni industriali?».


Secondo la denuncia dei sindacati, nel comparto automotive teramano si starebbero raggiungendo livelli non più sostenibili, tra temperature elevate negli ambienti di lavoro, aumento dei carichi produttivi e un ricorso sempre più frequente agli straordinari.


«Da mesi – spiegano Fim Cisl, Fiom Cgil, Felsa Cisl e Nidil Cgil – si lavora stabilmente per 48 ore settimanali, a fronte delle 40 previste dal normale orario contrattuale. In alcune aziende si arriva fino a 56 ore settimanali, con il lavoro domenicale formalmente volontario ma spesso condizionato dalle esigenze produttive».


Una situazione che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, rischia di compromettere il diritto al riposo e la sicurezza: «Il calendario sembra non essere più composto da 365 giorni, ma da oltre 500 giorni lavorativi all’anno». Viene attenzionata anche la situazione dei lavoratori somministrati e in staff leasing, considerati le figure più esposte. I sindacati denunciano «pressioni nei confronti di chi rifiuta gli straordinari del sabato o della domenica per il timore di ripercussioni sul rinnovo del contratto». Viene inoltre puntualizzato il caso di lavoratori in staff leasing che, in alcune realtà, non avrebbero usufruito di un adeguato periodo di ferie da oltre tre anni.


La protesta arriva dopo 17 mesi di trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, durante i quali uno dei temi di maggiore rilievo era stata la riduzione dell’orario di lavoro. «Oggi assistiamo invece a un aumento delle ore lavorate – affermano le sigle sindacali – a fronte di salari che in molti casi si aggirano intorno ai 1.500 euro lordi mensili e di una contrattazione aziendale ancora poco diffusa». Fim Cisl, Fiom Cgil, Felsa Cisl e Nidil Cgil parlano di un modello produttivo «sempre più distante dalla sostenibilità per le persone» e chiedono verifiche su orari, riposi e condizioni ambientali negli stabilimenti del territorio.


«Basta con la retorica secondo cui le persone non vogliono lavorare – concludono –. Ogni lavoratore ha il diritto di rifiutare orari che impediscono il riposo, la vita familiare e la conciliazione dei tempi di vita e lavoro». Le organizzazioni annunciano che nelle prossime settimane valuteranno «ogni iniziativa necessaria, comprese azioni di sciopero».


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