Nel processo contro Andrea Leombruni, accusato di uccisione di animali con l’aggravante della crudeltà, il Tribunale di Avezzano riconosce la legittimazione di Wwf, Lav, Lipu, Salviamo l’Orso, Appennino Ecosistema e altre sigle. Le associazioni: “Un passo avanti verso la verità e la tutela della fauna selvatica”
AVEZZANO – Nel processo per l’uccisione dell’orsa Amarena, avvenuta nell’estate 2023 a San Benedetto dei Marsi, il Tribunale di Avezzano ha ammesso circa la metà delle cinquanta richieste di costituzione di parte civile presentate da enti e associazioni. Una selezione attesa, dopo che la difesa dell’imputato, Andrea Leombruni, aveva contestato la legittimità di numerose domande.
Tra i soggetti ammessi figurano alcune delle principali realtà impegnate nella tutela della fauna selvatica: Wwf, Lav, Lipu, Salviamo l’Orso, Rewilding Apennines, Lndc Animal Protection e Appennino Ecosistema. Proprio il presidente di quest’ultima, Bruno Petriccione, ha espresso soddisfazione: «È motivo di orgoglio rappresentare animali, piante ed ecosistemi. Un ruolo che il giudice ha riconosciuto ammettendo la costituzione di parte civile della nostra associazione».
Il legale delle associazioni, Michele Pezone, parla di un passaggio importante: «Siamo soddisfatti per la conferma della legittimità della domanda che abbiamo proposto, superando tutte le eccezioni sollevate. Ci aspettavamo una scrematura, ma per noi questo ostacolo è stato definitivamente superato».
Tra gli ammessi anche Animalisti Italiani, che definisce la decisione «una grande vittoria». Il presidente Walter Caporale sottolinea come la sospensione della prescrizione «garantisca che la pausa fino a settembre non servirà a interrompere il percorso verso la giustizia per l’uccisione dell’orsa Amarena».
Parole dure arrivano dall’onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della Leidaa: «Si tratta di un reato gravissimo, sia per la sua natura sia per le modalità con cui è stato commesso, un atto crudele e insensato ai danni di uno dei simboli del Parco d’Abruzzo. L’imputato ha sparato per uccidere, non per errore o per allontanare l’animale».
Anche l’Enpa ricorda il valore simbolico dell’orsa: «Amarena era madre, era simbolo, era una rappresentante di una delle specie più rare e minacciate d’Europa. La sua uccisione ha ferito non solo l’Abruzzo, ma l’intero Paese». L’associazione annuncia che seguirà «con la massima attenzione ogni fase del procedimento affinché venga fatta piena luce sui fatti e accertata ogni responsabilità».
La prossima udienza è fissata per il 25 settembre, quando il processo entrerà nel vivo.