Simonelli (Nazione Futura) sulla Quinta Provincia: “Prima il progetto, poi il nome. La Marsica torni a ragionare in grande”

8 Settembre 2026
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Nello Simonelli

Il responsabile regionale di Nazione Futura interviene sul dibattito della “Quinta Provincia”: per le aree interne servono risposte concrete su sanità, infrastrutture e lavoro, oltre le contrapposizioni e la finta neutralità

AVEZZANO – Nel dibattito sul futuro della Marsica e sull’ipotesi di istituire la cosiddetta “Quinta Provincia“, si inserisce la presa di posizione di Nello Simonelli, responsabile regionale di Nazione Futura in Abruzzo. L’invito è quello di riportare l’attenzione sulle reali priorità della comunità prima di scontrarsi su formule astratte o semplici etichette istituzionali.

Simonelli parte da una riflessione pragmatica sulle vere esigenze del territorio: «Ai cittadini interessano sicurezza, sanità, collegamenti, lavoro e servizi, non le etichette. Superiamo contrapposizioni precostituite e neutralità di facciata: servono obiettivi concreti e una politica capace di realizzarli».

Al centro dell’analisi c’è la necessità di valutare i benefici reali che un nuovo assetto potrebbe portare alla vita quotidiana delle persone. L’interrogativo da porsi precede la scelta di schierarsi tra i favorevoli o i contrari: “Prima di dividerci tra favorevoli e contrari alla cosiddetta ‘Quinta Provincia’, facciamoci una domanda molto semplice: cosa cambierebbe concretamente nella vita di chi abita nella Marsica e nelle aree interne?”.

In questa prospettiva, la definizione dei contenuti e delle risorse operative deve necessariamente precedere qualsiasi decisione formale o di facciata: “Quali territori coinvolgerebbe? Quali funzioni avrebbe? Quali risorse? Quale rapporto con Comuni, Province, Regione e Stato? E soprattutto: quali risultati concreti dovrebbe produrre e in quanto tempo? Prima viene il progetto, poi, eventualmente, il nome”.

Il responsabile di Nazione Futura rifiuta l’idea che una trasformazione di tale portata per le aree interne possa definirsi “apolitica”, richiamando la politica stessa al suo ruolo nobile di scelta e di governo delle risorse pubbliche.

Non servono patenti di neutralità, bensì assunzioni di responsabilità e chiarezza d’intenti. La politica deve dimostrarsi all’altezza delle aspettative dei cittadini anziché rifugiarsi in uno sterile civismo: «La buona politica non è un corpo estraneo da espellere. È lo strumento attraverso il quale le esigenze di una comunità possono diventare decisioni, risorse e atti concreti. La vera sfida non è costruire qualcosa senza politica: è pretendere che la politica sia all’altezza».

La ricetta operativa avanzata da Simonelli punta sulla convocazione di un tavolo rappresentativo per fissare pochi ma precisi traguardi: sanità, infrastrutture, sicurezza, presidio dei servizi e sviluppo economico per i giovani. In questo contesto, Avezzano è chiamata a esercitare una leadership inclusiva per l’intero circondario.

La sfida conclusiva è culturale prima che istituzionale: superare la costante difesa del passato per iniziare a progettare la crescita del domani.

«Per troppi anni abbiamo discusso solo di quello che la Marsica rischiava di perdere. Dobbiamo continuare a difendere ciò che è essenziale, ma un territorio non può costruire il proprio futuro limitandosi alla difesa. La Marsica deve tornare a ragionare in grande: non soltanto chiedersi cosa non vuole perdere oggi, ma decidere cosa vuole diventare domani», conclude Simonelli.

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