Nel corso della Riunione Nazionale di Elettromagnetismo. Dispositivi wireless low-cost integrati nei blister monitorano temperatura e umidità per azzerare gli sprechi e garantire l’efficacia delle cure
L’AQUILA – Un chip infinitesimale, dal costo irrisorio e privo di batteria, capace di rivoluzionare il mondo della farmaceutica e di fare la differenza tra un farmaco efficace e uno da buttare. È la tecnologia innovativa presentata a L’Aquila nel corso della Riunione Nazionale di Elettromagnetismo (Rinem), frutto della collaborazione tra l’Università di Tor Vergata e lo spinoff Radio6ense.
L’idea alla base del progetto è semplice ma scientificamente pionieristica: inserire microsensori direttamente all’interno dei blister di medicinali – dai colliri al cortisone – per monitorare in tempo reale le condizioni ambientali (temperatura, umidità e luce) a cui sono sottoposti.
«Ogni farmaco ha delle sue necessità specifiche di conservazione, ed è per questo, ad esempio, che il cortisone ha dei blister con un doppio foglio di alluminio mentre altri sono in un contenitore in pvc, più facile da aprire», ha spiegato all’ANSA Cecilia Occhiuzzi, docente dell’Ateneo romano e Ceo di Radio6ense.
Fino ad oggi l’integrazione di sensori nell’imballaggio primario dei medicinali era considerata impercorribile a causa dei costi e degli ingombri delle batterie tradizionali. La svolta italiana risiede nell’utilizzo della tecnologia wireless passiva: i microsensori vengono “illuminati” dall’esterno con un radiofrequenza capace di alimentarli all’occorrenza, sullo stesso principio adottato da tempo nel settore dell’abbigliamento per l’anticontraffazione e la tracciabilità.
L’impatto economico e sanitario di questa innovazione è imponente, a partire dalla logistica della catena del freddo.
«Oggi, durante i trasporti dei farmaci, può avvenire un malfunzionamento all’impianto di refrigerazione di una cella frigo e non potendo sapere con certezza se il farmaco è stato danneggiato in via prudenziale si impone la distruzione dell’intero lotto. Monitorando invece le reali condizioni registrate del farmaco nel blister tutto questo può essere evitato», ha sottolineato la ricercatrice.
Se attualmente i dispositivi sono in fase di test presso primari gruppi farmaceutici internazionali per la tracciabilità della produzione e delle spedizioni, la prospettiva a breve termine riguarda direttamente la vita quotidiana dei cittadini.
«La giusta conservazione è importante anche nelle nostre case e possiamo immaginare di poter verificare con lo smartphone se ad esempio il collirio o il cortisone che abbiamo aperto e che devono essere conservati in frigo e al buio abbiano avuto una conservazione corretta e dunque siano ancora utilizzabili», ha concluso Occhiuzzi.