Montorio, la Fondazione Einaudi chiede la falce e martello rimossa: «No alla cancel culture, la storia non si cancella»

8 Settembre 2026
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falce e Martello rimosse a Montorio, la Fondazione Einaudi scrive al sindaco Altitonante

Il presidente Giuseppe Benedetto scrive al sindaco Altitonante: «Una società matura non distrugge i simboli delle idee che ha combattuto». La Fondazione pronta ad acquisire e custodire il manufatto in ferro battuto rimosso tra le polemiche

MONTORIO AL VOMANO – La Fondazione Luigi Einaudi si fa avanti per salvare la falce e martello in ferro battuto rimossa dal lungofiume di Montorio al Vomano. Il presidente Giuseppe Benedetto ha inviato al sindaco Fabio Altitonante la richiesta formale di donazione del manufatto, risalente a oltre settant’anni fa, dopo l’ordinanza urgente del 19 agosto che ne aveva disposto la rimozione.

La decisione del primo cittadino aveva suscitato immediate polemiche, prima da parte dell’opposizione comunale e poi del segretario nazionale di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo. Ora la Fondazione Einaudi, che dal 1962 difende i principi di libertà individuale, economia di mercato e Stato di diritto, interviene per opporsi a quella che definisce una deriva di “cancel culture”.

«Una società matura e liberale non deve temere né distruggere i simboli delle idee che ha combattuto e che continua a contrastare», scrive Benedetto nella sua lettera. «La memoria non è un’onorificenza concessa solo a ciò che approviamo, è anche testimonianza degli errori, delle illusioni e dei conflitti attraverso i quali una comunità ha costruito la propria identità».

Per la Fondazione, ospitare la falce e martello non significherebbe rendere omaggio a un’ideologia, ma riaffermare un principio: le idee si confutano, i regimi si giudicano, ma la storia non si cancella rimuovendone le tracce materiali.

Benedetto invita l’amministrazione comunale a trasformare la rimozione in un gesto di riflessione: «Donare il manufatto alla Fondazione sarebbe un modo per sottrarre il passato sia alla nostalgia sia alla furia iconoclasta».

La vicenda, che ha acceso il dibattito tra memoria storica e identità politica, riporta al centro il tema del rapporto tra simboli e libertà di pensiero. Un confronto che, nelle parole della Fondazione Einaudi, «non deve mai diventare censura».

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