La visita del Partito Radicale nel carcere di Teramo: tre suicidi dal 31 maggio, 137 casi di autolesionismo e 163 detenuti con patologie psichiatriche
TERAMO – Un indice di sovraffollamento del 183%, tre suicidi dal 31 maggio, 137 detenuti coinvolti in episodi di autolesionismo e 34 tentativi di suicidio dall’inizio dell’anno. Sono alcuni dei numeri emersi dalla visita alla Casa circondariale di Castrogno effettuata da una delegazione del Partito Radicale guidata da Ariberto Grifoni, insieme, tra gli altri, a Giulio Cesare Sottanelli, Marilena Rossi, Marialuigia Orfanelli, Adele Di Rocco, Antonella Ballone.
Nel carcere teramano sono attualmente presenti 456 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 255 posti, con un sovraffollamento indicato al 183%, contro il 141% registrato a livello nazionale. Dei detenuti, 405 sono uomini e 51 donne. Sono invece 75 quelli in attesa di giudizio: 40 imputati non hanno ancora ricevuto una sentenza di primo grado, 19 sono appellanti e 16 ricorrenti in Cassazione. Non risultano bambini presenti in istituto insieme alle madri detenute.
A preoccupare sono anche le condizioni sanitarie. Sono 98 i detenuti tossicodipendenti, 89 uomini e 9 donne, mentre 26 sono sottoposti a terapia: 21 con metadone e 5 con Suboxone. Ancora più elevato il dato relativo alle patologie psichiatriche, che interessano 163 persone, 139 uomini e 24 donne. Venticinque casi sono ricondotti alla psichiatria maggiore e 138 alla psichiatria minore. «Che cosa ci fanno queste persone in carcere, quando avrebbero bisogno di strutture apposite e di percorsi adeguati alle loro condizioni?», ha sottolineato il Partito Radicale.
Il quadro più drammatico riguarda però suicidi e autolesionismo. Dal 31 maggio tre persone si sono tolte la vita all’interno dell’istituto, mentre dall’inizio dell’anno sono stati registrati 34 tentativi di suicidio e sono 137 i soggetti che hanno compiuto atti autolesionistici. Adele Di Rocco ha ripercorso anche la vicenda di Patrick, morto all’interno di quella definita una «scatola di cemento», tornando a porre l’attenzione sulle condizioni di vita all’interno di Castrogno.
Altro nodo è quello del lavoro, considerato insieme all’istruzione uno degli strumenti fondamentali per il reinserimento. Sono 168 i detenuti che lavorano alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria, 156 uomini e 12 donne, mentre 11 semiliberi, 9 uomini e 2 donne, lavorano per datori esterni. Non risultano detenuti impiegati all’interno del carcere da imprese o cooperative né semiliberi che lavorano in proprio. In una situazione di questo tipo, è stato sottolineato, diventa difficile garantire concretamente la funzione rieducativa della pena sancita dall’articolo 27: «La Costituzione è stata tradita».
È stato ricordato anche il Consiglio straordinario dedicato al carcere di Teramo, al quale parteciparono, tra gli altri, Guido Liris e Luciano D’Alfonso. In quell’occasione era stata prospettata la realizzazione di una pensilina per i familiari dei detenuti costretti ad attendere all’esterno. «Voi l’avete mai vista? E stiamo parlando solo di una pensilina».
Poi il diritto all’affettività. Le cosiddette “stanze dell’amore”, previste dopo l’intervento della Corte costituzionale, a Castrogno risultano disponibili soltanto nella sezione femminile. Nella parte maschile gli spazi non sono ancora presenti: una disparità sulla quale è stata richiamata l’attenzione, ribadendo che il diritto all’affettività deve essere garantito indipendentemente dalla sezione in cui la persona è detenuta.
Sul fronte della formazione risultano 16 corsi professionalizzanti, 3 scolastici e 8 universitari, mentre 5 corsi sono frequentati dalle detenute. La Camera di Commercio intende inoltre riaprire il confronto per costruire un progetto pilota che coinvolga realtà come Confindustria e Coldiretti, creando un raccordo con le imprese e opportunità lavorative per il reinserimento una volta terminata la detenzione.