Ritrovato un teschio sul Monte Cagno, potrebbe trattarsi di Marco Benso

13 Agosto 2026
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Marco Benso

I carabinieri hanno recuperato i resti ossei riaffiorati tra le rocce: le verifiche medico-legali e l’esame del DNA dovranno stabilire se appartengano all’ex manager romano di 85 anni svanito nel nulla il 29 luglio del 2024

L’AQUILA – Un teschio umano ritrovato sul Monte Cagno potrebbe rappresentare la svolta attesa da oltre due anni nel mistero della scomparsa di Marco Benso, l’ex dirigente romano sparito nel nulla il 29 luglio 2024 mentre trascorreva un periodo di vacanza a Rocca di Cambio.

Il resto umano è stato rinvenuto da alcuni escursionisti e, subito dopo la tragica scoperta, è scattato immediatamente l’allarme con l’intervento sul posto dei carabinieri della stazione di Rocca di Cambio, i quali hanno provveduto al delicato recupero e al trasporto a valle del reperto. Saranno ora gli accertamenti medico-legali e soprattutto l’esame del Dna a stabilire con certezza scientifica a chi appartenga, anche se tra le prime ipotesi prese in considerazione dagli investigatori c’è proprio quella che conduce a Marco Benso.

Benso, che viveva a Roma con la moglie, nell’estate del 2024 si era trasferito per un breve periodo di riposo nella seconda casa di Rocca di Cambio, situata nella nota zona residenziale dei Cerri. La mattina del 29 luglio 2024, intorno alle ore 8, era uscito per una delle sue consuete passeggiate indossando una maglia e pantaloncini rossi insieme a un paio di scarpe da ginnastica, venendo immortalato dalle telecamere di videosorveglianza dopo aver preso un caffè in un bar del paese mentre si dirigeva verso L’Aquila, momento a partire dal quale si erano perse completamente le sue tracce. Con sé non aveva né il telefono cellulare né i documenti d’identità, ma soltanto le chiavi di casa.

Grande appassionato di trekking, alpinismo e podismo l’uomo era abituato a camminare e ad affrontare percorsi anche molto impegnativi, circostanza che aveva spinto i soccorsi, fin dalle prime ore, a concentrare una parte fondamentale delle ricerche nelle aree montane e boschive dell’Altopiano delle Rocche. Per tentare di rintracciarlo erano stati impiegati ben 886 uomini tra forze dell’ordine e volontari, affiancati da unità di cani molecolari, elicotteri, droni e persino sommozzatori, uno sforzo titanico che aveva interessato un territorio vastissimo senza tuttavia fornire elementi risolutivi.

Nel corso delle settimane successive alla scomparsa erano giunte anche cinque distinte segnalazioni di possibili avvistamenti tra il 29 luglio e il 13 agosto 2024 nelle zone di Rocca di Cambio, Fonteavignone, San Panfilo d’Ocre, Bagno e via Antica Arischia, tutte testimonianze ritenute coerenti e attendibili ma che non avevano consentito di ricostruire con precisione gli ultimi spostamenti dell’ex dirigente.

Successivamente, la vicenda giudiziaria era passata dalla competenza della Procura dell’Aquila a quella di Roma, la quale aveva infine avanzato richiesta di archiviazione, decisione alla quale la famiglia si era fermamente opposta per voce della figlia Paola, la quale non aveva mai smesso di lottare chiedendo a gran voce che le ricerche non venissero abbandonate.

Ora, a distanza di oltre ventiquattro mesi, questo ritrovamento riapre il caso, imponendo agli investigatori di stabilire innanzitutto da quanto tempo il teschio si trovasse in quota e di verificare se nell’area circostante siano presenti ulteriori resti ossei o elementi personali utili all’identificazione.

La risposta decisiva e inconfutabile arriverà esclusivamente dal confronto del profilo genetico ricavato dal reperto con quello dei familiari.

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