Marelli Sulmona, scatta la Cassa Integrazione Ordinaria per 443 lavoratori

29 Luglio 2026
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Il cancello d’ingresso dello stabilimento Marelli Suspension Systems di Sulmona, al centro della vertenza sindacale.

Dal 2 agosto termina il Contratto di Solidarietà. L’intesa tra azienda e sindacati garantisce la copertura fino al 10 ottobre, ma pesa il nodo dei 163 esuberi e il calo della produzione

SULMONA – L’estate porta una nuova fase di profonda incertezza per il sito produttivo della Marelli di Sulmona. A partire dal prossimo 2 agosto terminerà ufficialmente il Contratto di Solidarietà, prorogato nell’agosto del 2025, e scatterà la Cassa Integrazione Ordinaria. La decisione, che coinvolgerà l’intero bacino dei 443 dipendenti dello stabilimento, è stata formalizzata al termine di un incontro tra i vertici aziendali e le rappresentanze sindacali.

La misura garantirà la copertura dei redditi per una prima tranche temporale fissata fino al 10 ottobre 2026, data in cui le parti sociali contano già di poter strappare un’ulteriore proroga. Tuttavia, al di là del paracadute degli ammortizzatori sociali, il quadro complessivo resta complesso. Nonostante la proprietà abbia a più riprese smentito l’ipotesi di uno smantellamento o di un ridimensionamento drastico della sede peligna, i numeri raccontano una realtà ben più amara: le stime indicano infatti un calo costante dei volumi produttivi destinato a protrarsi per tutto l’anno.

Questo calo della produzione si riflette inevitabilmente sull’occupazione, spingendo la quota dei potenziali esuberi dagli attuali 158 a 163 lavoratori. Per tentare di arginare l’emergenza e rimanere a galla, la dirigenza ha prospettato alcune mosse tattiche, tra cui l’ingaggio di un provider esterno per il controllo qualità dei componenti prima della consegna e la ricerca di una svolta strategica per il reparto verniciatura, che verrà aperto a committenti terzi nel disperato tentativo di diversificare il business. Resta invece ancora del tutto aperto e privo di garanzie il capitolo relativo agli investimenti necessari per l’ammodernamento degli impianti, ormai fortemente datati.

La vicenda della Marelli non rappresenta purtroppo un episodio isolato. La crisi del sito si inserisce in un clima di sofferenza diffusa nella Valle Peligna che già a dicembre dello scorso anno aveva spinto oltre 700 persone, tra lavoratori, famiglie e sindacati, a scendere in piazza per protestare contro il progressivo impoverimento industriale della zona.

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