I consiglieri dem vogliono chiarimenti sull’impegno non mantenuto dal primo cittadino: “Doveva farlo a nome della città finita per giorni sui media nazionali”
PESCARA – Il sindaco Carlo Masci deve spiegare perché il Comune non si è costituito parte civile nel processo che ha portato alla condanna dell’ex dirigente Fabrizio Trisi: è quanto chiede il gruppo consiliare del Partito democratico, composto da Piero Giampietro, Giovanni Di Iacovo, Francesco Pagnanelli, Michela Di Stefano e Marco Presutti.
“La condanna a due anni di reclusione di Trisi, che la giunta Masci chiamò in Comune come dirigente di fiducia, deve ora portare a chiarimenti non rinviabili”, affermano in una nota i consiglieri del Pd, “il sindaco ha il dovere di spiegare per quale ragione abbia deciso di non costituire il Comune parte civile in questo procedimento: dopo la nostra richiesta lo aveva annunciato pubblicamente dicendo che era ‘scontata’: ora deve dire perché non è stato mantenuto quell’impegno”.
Giampietro, Di Iacovo, Pagnanelli, Di Stefano e Presutti ricordano che “secondo quanto emerso dalla sentenza di primo grado, la vicenda Trisi non è stata, come più volte il centrodestra ha provato a ridimensionare, una vicenda personale di dipendenze: la condanna è per i reati di corruzione per l’esercizio della funzione e turbativa d’asta. In quegli anni la gestione del settore Lavori pubblici è stata opaca, lo abbiamo denunciato dal primo momento nel silenzio tombale di giunta e partiti di centrodestra”.
“Dopo aver pubblicamente ringraziato Trisi per il lavoro svolto in Comune”, ricordano i consiglieri di opposizione, “il sindaco aveva addirittura mortificato centinaia di dipendenti comunali annunciando di volerli sottoporre a un umiliante test antidroga: dovrebbe ora chiedere scusa per quelle parole. È il momento che arrivino quelle scuse e che si chiarisca perché non è stato mantenuto l’impegno, che solo la giunta poteva deliberare, di costituirsi parte civile nel processo, anche a nome della città di Pescara finita per giorni sui media nazionali”.