La protesta riguarda il personale delle strutture di Teramo, Nereto e Civitella del Tronto gestite dalle cooperative Sanitalia e Assistenza 2000. Al centro della mobilitazione il mancato pagamento degli stipendi
TERAMO – Sciopero per l’intera giornata di venerdì per i lavoratori delle case di riposo dell’Asp 1 di Teramo, Nereto e Civitella del Tronto. A proclamarlo sono le organizzazioni sindacali provinciali Fp Cgil, Fisascat Cisl, Uil Fpl, Ugl Salute e Nursind, dopo il mancato pagamento delle retribuzioni e il fallimento del tentativo di conciliazione avviato in Prefettura.
La mobilitazione riguarda il personale impiegato nelle strutture gestite dalle cooperative Sanitalia e Assistenza 2000. Secondo quanto denunciato dai sindacati, la situazione è diventata ormai «non più sostenibile» a causa del pagamento a singhiozzo della mensilità di aprile e del mancato versamento dello stipendio corrente maturato.
Una condizione che, spiegano le organizzazioni sindacali, sta creando gravi difficoltà economiche per centinaia di lavoratrici e lavoratori e per le loro famiglie, in un contesto di forte incertezza anche rispetto alla continuità gestionale e finanziaria del servizio.
La protesta, però, non riguarda soltanto il rispetto dei diritti contrattuali e retributivi del personale. I sindacati sottolineano infatti come la vertenza coinvolga anche la necessità di garantire stabilità e qualità nell’assistenza agli anziani ospitati nelle strutture dell’Asp 1, chiedendo interventi urgenti da parte di tutti i soggetti coinvolti.
Lo sciopero si svolgerà nel rispetto della normativa sui servizi pubblici essenziali, con la garanzia delle prestazioni indispensabili previste dalla legge. Durante la giornata è previsto anche un presidio statico davanti al palazzo del Governo, in via Mazzini a Teramo, dalle ore 10 alle ore 12.30.
Le organizzazioni sindacali hanno rivolto un appello alle istituzioni, alle forze politiche e alla cittadinanza affinché sostengano la protesta, precisando che, per garantire i contingenti minimi previsti dalla normativa, la presenza dei lavoratori al presidio sarà necessariamente limitata.
«Restiamo disponibili al confronto – fanno sapere i sindacati nella nota – qualora emergano soluzioni concrete e immediate, ma allo stato attuale la mobilitazione rappresenta l’unico strumento per richiamare l’attenzione su una vicenda che non può più essere rinviata».